Cos’è l’ipertiroidismo gatto
Definizione e cause principali

L’ipertiroidismo del gatto è una delle patologie endocrine più comuni nei felini adulti e anziani. Si tratta di una condizione in cui la ghiandola tiroidea produce un eccesso di ormoni tiroidei, principalmente tiroxina (T4), che influenzano il metabolismo. L’aumento dei livelli ormonali provoca un’accelerazione del metabolismo basale, con conseguenze dirette sul peso, sull’appetito e sul comportamento del gatto.
Questa condizione è generalmente legata a una crescita anomala della tiroide, nella maggior parte dei casi un adenoma benigno, meno frequentemente un tumore maligno. Alcuni studi hanno evidenziato una correlazione tra l’ipertiroidismo del gatto e fattori ambientali, come l’esposizione a sostanze chimiche o alla presenza di determinati componenti negli alimenti industriali. Tuttavia, la causa esatta non è stata ancora identificata in maniera univoca.
L’incidenza della malattia è maggiore nei gatti di età superiore ai 10 anni, mentre nei soggetti giovani è rara. La condizione colpisce indistintamente maschi e femmine e non sembra esserci una predisposizione genetica evidente, anche se alcune razze, come i Siamesi, potrebbero manifestare percentuali leggermente inferiori rispetto ad altre.
Comprendere le cause dell’ipertiroidismo del gatto è fondamentale non solo per riconoscere tempestivamente i sintomi, ma anche per affrontare il percorso diagnostico e terapeutico con maggiore consapevolezza.
Fattori di rischio (età, razza, alimentazione)
Diversi fattori di rischio contribuiscono alla comparsa dell’ipertiroidismo del gatto.
- Il primo e più rilevante è l’età: oltre il 90% dei casi riguarda felini che hanno superato i dieci anni di vita. Questo non significa che un gatto più giovane non possa ammalarsi, ma la probabilità resta molto ridotta.
- La razza rappresenta un altro elemento da considerare. Alcune ricerche hanno suggerito che gatti a pelo lungo o incroci di razze comuni potrebbero avere un rischio leggermente superiore. Al contrario, i Siamesi e i Birmani sembrano avere una minore predisposizione, anche se le differenze non sono tali da poter escludere la possibilità che sviluppino la malattia.
- L’alimentazione è spesso oggetto di discussione. Alcuni studi hanno osservato una potenziale associazione tra l’uso prolungato di cibi in scatola, soprattutto quelli contenuti in confezioni con rivestimenti interni particolari, e l’aumento dei casi di ipertiroidismo del gatto. Anche l’assunzione eccessiva di iodio nella dieta è stata messa sotto osservazione, poiché può influenzare il funzionamento della tiroide.
Sintomi dell’ipertiroidismo gatto
Segnali comportamentali più comuni
Uno dei primi aspetti che un proprietario può notare in caso di ipertiroidismo del gatto riguarda i cambiamenti nel comportamento quotidiano. I gatti affetti diventano spesso più irrequieti, dormono meno e possono mostrare un aumento dell’aggressività. Alcuni soggetti sviluppano un’insolita iperattività, con vocalizzi frequenti e una tendenza a muoversi in continuazione. Questo atteggiamento deriva dall’eccessiva stimolazione del metabolismo, che rende l’animale meno incline al riposo.
Un altro segnale frequente è l’aumento dell’appetito. Molti gatti con ipertiroidismo del gatto iniziano a richiedere più cibo, arrivando a mendicare costantemente o a rubare alimenti dalla tavola. Nonostante la quantità maggiore di cibo ingerita, l’animale tende a dimagrire rapidamente. Questo squilibrio tra assunzione calorica e perdita di peso è uno dei campanelli d’allarme più riconoscibili per il proprietario.
Alcuni gatti possono sviluppare comportamenti insoliti, come l’incapacità di rilassarsi o la difficoltà a rimanere fermi. Questi cambiamenti, se persistenti, meritano sempre l’attenzione di un veterinario.
Sintomi fisici (dimagrimento, appetito, pelo, ecc.)
Sintomi iniziali
Nei primi stadi della malattia, l’ipertiroidismo nel gatto si manifesta con segni fisici poco evidenti.
- la perdita di peso
- pelo meno lucido, più opaco o arruffato
- aumento della sete e della minzione
- vomito o diarrea leggera.
Sintomi avanzati
Quando la patologia progredisce, i segni diventano più marcati. Il dimagrimento può diventare evidente anche in gatti di corporatura robusta, le costole e la colonna vertebrale risultano più visibili e il pelo appare sempre più trascurato. Alcuni soggetti presentano tachicardia, affaticamento respiratorio e debolezza muscolare. In casi gravi, l’ipertiroidismo gatto può compromettere la funzionalità cardiaca, portando a soffi o insufficienza cardiaca congestizia.
Il peggioramento progressivo rende indispensabile un intervento tempestivo del veterinario, poiché senza trattamento il rischio di complicazioni diventa elevato.
Diagnosi veterinaria dell’ipertiroidismo gatto
Visita clinica ed esami del sangue
La diagnosi dell’ipertiroidismo del gatto inizia sempre con una visita clinica approfondita. Il veterinario raccoglie l’anamnesi del paziente, analizzando i sintomi riportati dal proprietario e valutando il comportamento dell’animale. Durante l’esame fisico, è comune che il professionista riesca a palpare un ingrossamento della ghiandola tiroidea, situata nella regione del collo. Questo rigonfiamento, detto “nodulo tiroideo”, non è sempre percepibile, ma rappresenta un segnale importante della malattia.
Per confermare il sospetto, vengono prescritti esami del sangue. La misurazione dell’ormone tiroideo totale (T4) è il test di riferimento: nei gatti affetti da ipertiroidismo del gatto, i valori risultano generalmente superiori alla norma. In alcuni casi, tuttavia, i livelli di T4 possono rientrare ancora nei limiti, soprattutto se la malattia è agli stadi iniziali o se il gatto presenta altre condizioni cliniche concomitanti.
Quando i valori non sono chiari, il veterinario può ricorrere a ulteriori analisi come la misurazione della frazione libera di T4 (free T4) e degli ormoni tiroidei in serie temporali. Questi esami aiutano a distinguere l’ipertiroidismo del gatto da altre patologie che possono dare sintomi simili, come insufficienza renale cronica o diabete mellito.
Altri test diagnostici (ecografia, scintigrafia)
- Oltre agli esami del sangue, si possono eseguire indagini strumentali per avere un quadro più dettagliato. L’ecografia del collo consente di visualizzare direttamente la tiroide, evidenziandone dimensioni, struttura e presenza di eventuali noduli. Nonostante non sia sempre necessaria, questa tecnica può fornire informazioni utili soprattutto nei casi complessi.
- Un esame molto preciso, ma meno diffuso per via dei costi e della disponibilità, è la scintigrafia tiroidea. Questa tecnica utilizza un tracciante radioattivo che permette di osservare il funzionamento della ghiandola e identificare con esattezza se l’eccessiva produzione ormonale proviene da un solo lobo o da entrambi. La scintigrafia è considerata il gold standard per la diagnosi di ipertiroidismo del gatto, ma viene eseguita solo in centri veterinari specializzati.
- Altri esami complementari includono l’elettrocardiogramma ed ecocardiografia, utili per valutare eventuali complicazioni cardiache legate all’ipertiroidismo. Molti gatti sviluppano infatti tachicardia o ipertrofia cardiaca secondaria. Monitorare la salute del cuore è essenziale per impostare la terapia più sicura ed efficace.
Terapie disponibili per l’ipertiroidismo gatto
Terapia farmacologica
La gestione dell’ipertiroidismo del gatto può avvenire attraverso diverse strategie terapeutiche, la prima delle quali è il trattamento farmacologico. Vengono utilizzati farmaci antitiroidei che riducono la produzione di ormoni tiroidei. Questi medicinali, spesso somministrati per via orale sotto forma di compresse o sospensioni liquide, richiedono un’assunzione quotidiana e controlli periodici per monitorare i livelli ormonali.
La terapia farmacologica è molto diffusa perché poco invasiva e permette di stabilizzare i sintomi in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, non rappresenta una cura definitiva: il gatto dovrà continuare ad assumere il farmaco per tutta la vita. Inoltre, alcuni soggetti possono manifestare effetti collaterali come disturbi gastrointestinali, reazioni cutanee o alterazioni a carico del fegato. Per questo motivo, il veterinario prescrive esami del sangue regolari per valutare la tolleranza e l’efficacia del trattamento.
Chirurgia (tiroidectomia)
Un’altra opzione è la tiroidectomia, ovvero la rimozione chirurgica della ghiandola tiroidea o della parte malata. Questa tecnica può portare a una risoluzione definitiva dell’ipertiroidismo del gatto, soprattutto nei casi in cui la patologia interessi un solo lobo tiroideo. L’intervento viene eseguito in anestesia generale e richiede un’accurata valutazione pre-operatoria, dato che molti gatti affetti sono anziani e possono presentare altre patologie concomitanti.
I rischi principali riguardano complicanze legate all’anestesia e la possibilità di danneggiare le paratiroidi, piccole ghiandole vicine alla tiroide che regolano il metabolismo del calcio. Con un chirurgo esperto e un monitoraggio attento, la tiroidectomia può rappresentare una soluzione efficace e definitiva.
Radioterapia con iodio radioattivo
La radioterapia con iodio radioattivo è considerata la terapia d’elezione per l’ipertiroidismo del gatto nei Paesi dove è disponibile. Questo trattamento prevede la somministrazione di iodio radioattivo che viene assorbito selettivamente dalle cellule tiroidee iperattive, distruggendole senza intaccare i tessuti circostanti.
La procedura non richiede intervento chirurgico e, nella maggior parte dei casi, basta una sola somministrazione per normalizzare i livelli ormonali. L’unico limite è la disponibilità di centri autorizzati a eseguire questo tipo di trattamento e la necessità di un breve ricovero del gatto per motivi di sicurezza radiologica.
Approccio dietetico (diete a basso contenuto di iodio)
Un’opzione meno invasiva, adatta in particolare a gatti che non possono affrontare terapie farmacologiche o chirurgiche, è la dieta a basso contenuto di iodio. Riducendo l’apporto di questo elemento, la tiroide non è in grado di produrre eccessive quantità di ormoni.
L’efficacia dipende dal rispetto rigoroso della dieta: il gatto non deve assumere altri alimenti né snack che possano compromettere il risultato. Sebbene questo approccio non curi definitivamente l’ipertiroidismo del gatto, può aiutare a stabilizzare i sintomi e a mantenere una buona qualità della vita, soprattutto negli animali più anziani o con patologie concomitanti.
Prognosi e aspettative di vita nell’ipertiroidismo gatto
Quando la cura funziona
- Un gatto con diagnosi di ipertiroidismo del gatto può vivere a lungo e in buona salute, a patto che la malattia venga identificata in tempo e trattata correttamente. Le terapie oggi disponibili consentono di controllare la produzione ormonale e di ridurre i sintomi, migliorando notevolmente la qualità della vita del felino.
- La prognosi varia in base al trattamento scelto. La terapia farmacologica, se seguita con costanza, permette di stabilizzare i livelli ormonali e garantire anni di vita serena. La tiroidectomia, quando eseguita con successo, può eliminare definitivamente il problema, mentre la radioterapia con iodio radioattivo ha il tasso di successo più alto, spesso risolvendo il disturbo con una sola somministrazione.
- Un fattore importante è la risposta individuale del gatto al trattamento. Alcuni animali mostrano un miglioramento rapido, mentre altri necessitano di aggiustamenti terapeutici o di controlli più frequenti. In ogni caso, la collaborazione tra proprietario e veterinario è fondamentale per monitorare l’evoluzione della patologia.
Domande frequenti sull’ipertiroidismo gatto
L’ipertiroidismo gatto è curabile definitivamente?
Molti proprietari si chiedono se l’ipertiroidismo del gatto possa essere eliminato in modo definitivo. La risposta dipende dalla terapia scelta. I farmaci antitiroidei, pur efficaci nel controllare i sintomi, non rappresentano una cura definitiva: il gatto dovrà assumerli per tutta la vita. La chirurgia, se praticabile, può risolvere in modo permanente il problema, soprattutto se la patologia interessa una sola ghiandola. Tuttavia, la soluzione considerata più definitiva è la radioterapia con iodio radioattivo, che nella maggior parte dei casi normalizza i livelli ormonali dopo un solo trattamento. Nonostante questo, è importante ricordare che la decisione terapeutica deve sempre essere valutata insieme al veterinario, considerando età, condizioni generali di salute e fattori economici.
Quanto costa il trattamento dell’ipertiroidismo del gatto?
costi per gestire l’ipertiroidismo del gatto variano sensibilmente in base alla terapia adottata. La cura farmacologica è quella più accessibile dal punto di vista economico: il prezzo dei medicinali e dei controlli periodici si distribuisce nel tempo, ma si tratta di una spesa continuativa. La chirurgia ha un costo più elevato iniziale, legato all’intervento e alla degenza post-operatoria, ma può risolvere la patologia in modo permanente, evitando spese future.
La radioterapia con iodio radioattivo è generalmente l’opzione più costosa, poiché richiede strutture specializzate e un breve ricovero. Tuttavia, può rappresentare un investimento vantaggioso se paragonato al costo complessivo di anni di terapia farmacologica. Infine, le diete a basso contenuto di iodio hanno un prezzo variabile, dipendente dal marchio e dalla durata del trattamento. Per avere un quadro chiaro, è sempre opportuno richiedere un preventivo dettagliato al proprio veterinario.
Il gatto può vivere a lungo con l’ipertiroidismo?
Un dubbio frequente riguarda l’aspettativa di vita di un gatto affetto da questa patologia. La buona notizia è che, con un trattamento adeguato, la maggior parte dei gatti con ipertiroidismo del gatto può vivere a lungo e in buona salute. Molti felini anziani riescono a condurre una vita attiva, con sintomi ben controllati, per diversi anni dopo la diagnosi.
Il fattore determinante è la tempestività dell’intervento. Quanto prima viene diagnosticata la malattia, tanto più semplice sarà gestirla e ridurre i rischi di complicanze. Un gatto curato correttamente può avere un’aspettativa di vita simile a quella di un coetaneo non affetto dalla patologia, specialmente se non sviluppa problemi renali o cardiaci secondari.
Ci sono segnali che indicano una ricaduta?
Un gatto in terapia può mostrare segni di ricaduta se i livelli ormonali tornano ad aumentare. Sintomi come perdita di peso, aumento dell’appetito, iperattività o peggioramento del pelo devono indurre il proprietario a contattare immediatamente il veterinario. I controlli periodici del sangue servono proprio a individuare eventuali variazioni prima che i sintomi diventino evidenti.
L’alimentazione può prevenire l’ipertiroidismo gatto?
Non esistono evidenze scientifiche sufficienti per affermare che una dieta possa prevenire l’insorgenza della malattia. Tuttavia, l’alimentazione ha un ruolo importante nella gestione a lungo termine. Nei gatti già diagnosticati, una dieta a basso contenuto di iodio può contribuire a stabilizzare i livelli ormonali. In generale, un’alimentazione equilibrata, priva di eccessi e ricca di nutrienti di qualità, rappresenta sempre un supporto valido per la salute complessiva dell’animale.
Conclusioni

L’ipertiroidismo del gatto è una patologia frequente nei felini anziani, ma grazie alle moderne possibilità diagnostiche e terapeutiche non deve essere considerata una condanna. Riconoscere tempestivamente i sintomi, rivolgersi al veterinario e scegliere la terapia più adatta sono i passi fondamentali per garantire al proprio compagno a quattro zampe una vita lunga e serena. La gestione attenta, il monitoraggio regolare e una collaborazione costante tra medico e proprietario permettono di affrontare la malattia con consapevolezza e fiducia.
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