Dal 1° luglio 2025 entra in vigore la Legge n. 82 del 6 giugno 2025, conosciuta come “Legge Brambilla”, che riscrive in modo profondo le norme sui reati contro gli animali. Gli animali non sono più considerati “cose”, ma esseri senzienti. Le pene per maltrattamento, uccisione e detenzione non conforme vengono inasprite e le responsabilità penali si estendono anche a chi opera professionalmente con animali: veterinari, allevatori, educatori, toelettatori, gestori di rifugi, negozianti e addestratori. Questa riforma impone a tutto il settore un cambio di prospettiva: dall’abitudine alla consapevolezza giuridica.

Un cambiamento di paradigma: l’animale come soggetto giuridico
La Legge Brambilla modifica il Codice Penale e riconosce esplicitamente l’animale come soggetto senziente.
Questo significa che ogni atto compiuto su un animale può essere valutato non solo per la sua utilità o necessità, ma anche per l’impatto sulla sua sofferenza, libertà e benessere.
Ne derivano effetti diretti su chiunque operi con animali, anche temporaneamente o in forma imprenditoriale:
- il veterinario deve documentare scelte cliniche ed eutanasie con maggiore rigore;
- l’allevatore è responsabile delle condizioni di vita, spazi, cure e socializzazione dei propri animali;
- il toelettatore deve adottare tecniche e strumenti che non provochino dolore o stress eccessivo;
- l’educatore o addestratore non può utilizzare metodi coercitivi o strumenti di costrizione;
- il gestore di rifugio, canile o pensione deve garantire detenzione conforme e tracciabilità degli animali affidati.
In pratica, la “non conformità” oggi è penalmente rilevante, anche quando non deriva da crudeltà intenzionale.
Le principali novità della Legge Brambilla
🔹Pene più severe e aggravanti nuove
Le pene per uccisione e maltrattamento vengono raddoppiate:
- uccisione (art. 544-bis): da 6 mesi a 4 anni;
- maltrattamento (art. 544-ter): da 6 mesi a 2 anni più multa fino a 30.000 €.
Sono previste aggravanti se il reato è commesso davanti a minori, su più animali o diffuso online (ad esempio pubblicando video o foto di comportamenti scorretti).
🔹Divieto nazionale di tenere animali alla catena
Il divieto vale per tutti, inclusi privati e strutture: la detenzione che limita permanentemente la libertà di movimento è sanzionata con multe fino a 5.000 €.
🔹Affidamento e sequestro
Gli animali sequestrati per maltrattamento non possono essere abbattuti né trasferiti senza autorizzazione.
Possono essere affidati a enti, associazioni o strutture qualificate, ma solo previo versamento di cauzione e rispetto di precisi standard di cura.
🔹 Misure cautelari e antimafia
I recidivi nei reati contro gli animali potranno essere sottoposti a sorveglianza speciale, analogamente a quanto previsto per i reati mafiosi o ambientali.
Implicazioni pratiche per i professionisti del settore pet
Per i veterinari: documentazione e responsabilità diretta
Le decisioni cliniche devono essere tracciate, motivate e firmate.
Un’eutanasia non adeguatamente giustificata o un intervento eseguito senza adeguata analgesia potrebbero configurare un reato.
È raccomandato:
- aggiornare i protocolli anestesiologici e di gestione del dolore;
- indicare nelle cartelle cliniche i motivi medici di ogni atto invasivo;
- conservare consenso informato e comunicazioni col proprietario.
Esempio: un veterinario che sopprime un animale ritenuto “troppo aggressivo” senza evidenze cliniche e senza consultare il proprietario può essere accusato di uccisione senza necessità.
Per gli educatori e addestratori cinofili: metodi e strumenti sotto osservazione
Ogni metodo educativo deve rispettare il principio del benessere psico-fisico.
Sono considerati a rischio:
- collari a strozzo, elettrici o strumenti che provocano dolore;
- esercizi basati su coercizione fisica o isolamento prolungato;
- percorsi di addestramento che generano stress o paura visibile.
Esempio: un educatore che utilizza un collare elettronico o costringe un cane in atteggiamento di sottomissione per fini didattici può essere indagato per maltrattamento, anche in assenza di ferite visibili.
La documentazione fotografica o video dei metodi utilizzati, conservata per trasparenza, può diventare un valido strumento di tutela professionale.
Per gli allevatori e gestori di pensioni o canili: spazi, cure e controllo
Il nuovo quadro normativo rende penalmente rilevante la carenza di condizioni di vita adeguate.
Sono a rischio di sanzione penale:
- box o recinti sovraffollati;
- assenza di acqua o alimentazione costante;
- scarsa igiene o mancata profilassi sanitaria;
- isolamento sociale prolungato.
Esempio: un allevatore che tiene femmine in box ristretti senza possibilità di uscita giornaliera può essere imputato di detenzione incompatibile con la natura dell’animale, anche se l’allevamento è “autorizzato”.
Le ispezioni potranno essere effettuate non solo dai NAS, ma anche da ASL e autorità giudiziarie con il supporto di consulenti veterinari.
Per i toelettatori e groomer: attenzione a stress e procedure
Anche una seduta di toelettatura può generare responsabilità se provoca dolore o sofferenza evitabile.
Rientrano nel campo di rischio:
- uso di museruole troppo strette o strumenti non idonei;
- asciugature eccessivamente calde o rumorose;
- immobilizzazioni prolungate senza pause.
Esempio: un toelettatore che effettua una tosatura completa su un cane anziano con dermatite senza valutazione veterinaria può essere accusato di lesioni o maltrattamento per negligenza.
È consigliabile introdurre schede di accettazione con stato di salute, consenso e note comportamentali, in modo da documentare la prudenza adottata.
Per i gestori di rifugi, associazioni e pet sitter: tracciabilità e condizioni di custodia
La responsabilità si estende a chi detiene animali anche temporaneamente.
Questo include volontari, associazioni e professionisti della pet-care.
Ogni animale deve poter essere identificato, e le condizioni di alloggio devono rispettare le normative sul benessere.
Esempio: un rifugio che ospita gatti in stanze non ventilate o senza accesso alla luce naturale può incorrere in sanzioni penali, anche se gestito da volontari.
Aggiornare procedure e contratti: la “compliance” animale
La legge impone una revisione di tutti i documenti che regolano l’attività professionale.
Ogni contratto, consenso o regolamento interno dovrà contenere riferimenti espliciti alla conformità alla Legge Brambilla.
Esempi di aggiornamenti da introdurre nella Legge Brambilla:
- nei moduli di ricovero o accoglienza: “La struttura garantisce che la detenzione avvenga nel rispetto del benessere animale e delle disposizioni di legge vigenti”;
- nei contratti di addestramento o pensione: “Sono esclusi metodi coercitivi o dispositivi che possano arrecare dolore o paura”;
- nei moduli di toelettatura: “Il proprietario dichiara di aver informato il professionista di eventuali patologie o condizioni di stress dell’animale”.
Formazione e prevenzione: la chiave per evitare sanzioni
La nuova normativa trasforma la formazione continua in un obbligo di fatto.
Ogni professionista dovrà conoscere i limiti legali della propria attività, aggiornandosi su:
- gestione corretta del dolore e dello stress animale;
- norme su trasporto, detenzione e movimentazione;
- obblighi di segnalazione in caso di sospetto maltrattamento.
Le associazioni di categoria (FNOVI, ENCI, APT, associazioni di toelettatori e pet sitter) stanno predisponendo corsi di aggiornamento validi anche come formazione riconosciuta ai fini assicurativi.
Casi critici e rischi emergenti della Legge Brambilla
1. Pubblicazioni sui social
Condividere immagini o video di interventi, addestramenti o trattamenti stressanti può costituire
aggravante telematica: il reato commesso e diffuso online comporta pene aumentate fino a un terzo.
2. Trasporto animali senza autorizzazione
Chi movimenta animali (allevatori, dog sitter, operatori rescue) deve essere in regola con i requisiti di trasporto. Un viaggio in condizioni improprie può essere interpretato come maltrattamento.
3. Affidamento temporaneo non tracciato
Gli animali affidati “in prova” o “a pensione” devono essere registrati. In caso di incidente o fuga, la responsabilità ricade su chi li deteneva, non sul proprietario.
Come adeguarsi subito: linee guida pratiche della Legge Brambilla
- Effettuare un audit interno sulle pratiche di lavoro, valutando rischi etici e giuridici.
- Aggiornare contratti, consensi e regolamenti per includere clausole di rispetto del benessere animale.
- Rivedere spazi e attrezzature: box, gabbie, strumenti di contenzione o grooming.
- Formare periodicamente il personale su gestione dello stress e comportamento animale.
- Stipulare coperture assicurative aggiornate, che includano i nuovi reati introdotti.
- Documentare ogni intervento o trattamento, conservando referti, foto e video solo se necessari.
- Stabilire un canale di consulenza legale con esperti di diritto animale.
- Curare la comunicazione pubblica: trasparente, corretta, rispettosa del benessere.
Di fatto una un’occasione di professionalizzazione per l’intero settore
La Legge Brambilla non è solo un irrigidimento punitivo: rappresenta una svolta culturale.
Obbliga ogni professionista che lavora con gli animali a riconoscere la loro soggettività, a documentare meglio le proprie azioni e a investire nella qualità etica del proprio lavoro.
Chi saprà adeguarsi per tempo non solo eviterà sanzioni, ma potrà anche differenziarsi come operatore certificato, trasparente e rispettoso del benessere animale — un valore sempre più richiesto da clienti, istituzioni e mercato.
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