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Consigli

CONVIVENZE DIFFICILI

Possiedo già un cane adulto: cosa rischio portando a casa un altro cane?

Portare a casa un cane adulto può essere molto rischioso, il rischio aumenta se è dello stesso sesso. Anche con un cucciolo occorre prestare molta attenzione.
E’ difficile dire a priori come potranno reagire i due cani: il primo consiglio è quello di farli incontrare in luogo neutro, così da vedere le reazioni. Se tutto sembra andare bene, allora si possono portare a casa e vedere cosa accade.

Due gatti maschi adulti nello stesso appartamento possono convivere pacificamente?
La cosa è fattibile ma richiede tempo e pazienza. Il problema maggiore sta nel "presentare" il nuovo arrivato al gatto già presente. Infatti, fino a quel momento la casa è stata un suo territorio e potrebbe diventare aggressivo per tenere lontano gli intrusi e per difendere i suoi spazi.
L'ingrasso del nuovo gatto sarà sicuramente motivo di scontri.
L’incontro dovrebbe avvenire in spazi ampi e il più possibile neutrali (stanze meno frequentate dal gatto “vecchio”); inoltre sarebbe meglio farli mangiare a una certa distanza.
Se si azzuffano, è bene lasciarli fare poichè è importante per loro per identificarsi meglio nel nucleo familiare. Al massimo se c’è troppa tensione si può provare a distrarli. Un po' alla volta impareranno ad accettarsi!

Convivenza fra cane e gatto:impossibile?
Le ostilità nascono da una "incomprensione linguistica" insanabile fra le due specie. I nostri amici usano la coda e le orecchie per comunicare le proprie intenzioni o stati d’animo ai con specifici e a chi li circonda e, purtroppo, parlano due lingue opposte. Ad esempio, il tenere le orecchie basse o lo scodinzolare festoso del cane sono visti dal felino come un segno di aggressività e scatenano in lui una reazione di difesa. Al contrario, quando il gatto è felice tiene la coda eretta, proprio come un cane all’attacco. Anche la loro percezione del territorio è diametralmente opposta: il gatto si limita a marcare il suo territorio, ma non impedisce a nessuno di entrarci, mentre il cane difende il suo spazio cacciando ogni intruso.
Nel caso in cui il nuovo arrivato sia un piccolo gatto, è il padrone che deve fare le presentazioni ufficiali, premiando il cane con un biscottino se si avvicina con delicatezza. Il caso opposto è ancora meno problematico in quanto il gatto si rende conto se il cane è un cucciolo e si limita a contenere la sua invadenza con un’innocua zampata.
Se entrambi sono adulti, è più difficoltoso insegnare loro a convivere. In questo caso diventa fondamentale lasciare che gli animali facciano conoscenza a poco a poco in presenza del padrone, ma senza una sua intromissione diretta. La distribuzione degli spazi è fondamentale, specialmente se il "tetto comune" è un appartamento. Ogni abitante della casa deve avere il suo spazio riservato, dove fuggire quando desidera un po’ di tranquillità.

LE REGOLE D’ORO PER FARE IL BAGNO AL CANE

Jurij-bagDurante la prima visita dal veterinario, il proprietario di un cucciolo chiede sempre quando il suo cane potrà essere lavato e con quale frequenza.
Il bagno rappresenta un momento importante sia per quanto riguarda la salute che la gestione del comportamento del cane. E’ prassi medica suggerire di non lavare il cane fino a cinque mesi di età per evitare pericolosi raffreddamenti che, complice un sistema immunitario ancora non completamente efficace, potrebbero provocare stati di malattia.
Il cane, con le dovute cautele, in realtà può essere lavato già dal secondo mese di vita, a patto che la stanza utilizzata sia opportunamente riscaldata e il cane venga asciugato alla perfezione, prima con asciugamani o stracci e poi con il phon. Il sottopelo di un cane, durante l’inverno e nelle giornate caldo-umide, rimane facilmente bagnato e questo è un importante fattore predisponente per infezioni, soprattutto a carico della cute (le famigerate piodermiti) 
In realtà, dal punto di vista comportamentale, è importantissimo abituare il cucciolo, sin dai primi mesi, al contatto con l’acqua. Ricordate che il rinforzo positivo è sempre la tattica migliore per convincere un cane a fare qualcosa: giocate sempre con lui mentre gli bagnate le zampe la prima volta, non usate metodi coercitivi ma interrompete il lavaggio ai primi segni di inquietudine,distraendolo con un bocconcino appetitoso o con il suo gioco preferito. La pazienza e la gradualità sono regole fondamentali per fare del bagnetto un gioco piuttosto che un faticoso rodeo. Il vostro sforzo nei primi mesi sarà premiato poi per tutto il periodo di convivenza con il vostro amico fedele.

La pelle del cane è protetta da uno strato di lipidi che vengono prodotti dalle ghiandole  sebacee distribuite su tutta la superficie corporea. Essi hanno un’importantissima funzione protettiva e nutriente. Proprio per non seccare la pelle rendendola quindi più sensibile all’aggressione di agenti esterni (batteri, lieviti, parassiti), in condizioni di salute il bagno non deve essere effettuato più di una volta ogni 20-30 giorni. Ricordate che se il vostro cane viene con voi in vacanza ed è così fortunato da fare bagni in  mare, è fondamentale poi risciacquarlo ripetutamente almeno con acqua dolce al fine di rimuovere qualsiasi residuo di sale, dannosissimo per l’equilibrio della cute.

neve-bagE’ fondamentale usare uno shampoo apposito per cani,  magari nella formulazione per lavaggi frequenti. Gli shampoo medicati (antiparassitari, antiseborroici, disinfettanti) vanno utilizzati solo dietro indicazione del medico veterinario qualora ci sia una patologia cutanea che necessita di uno specifico trattamento. In questi casi anche la frequenza del lavaggio viene preventivamente concordata con il curante.
E’ sempre necessario frizionare il cane e lasciare agire lo shampoo per alcuni minuti prima di effettuare il risciacquo con abbondante acqua tiepida. Non dimenticate mai di premiare il vostro cane con una generosa dose di coccole e un bocconcino alla fine e soprattutto cercate di tenerlo in casa al riparo da correnti d’aria per un paio d’ore dopo, finché non sarà sicuramente asciutto. Alla fine una corsetta nel prato premierà la pazienza del cane e la fatica del padrone.

Dr.ssa Alessandra Rossi

FOCUS ERBA GATTA: FA BENE? E PERCHÈ?

erbaIl genere (Nepeta) comprende circa 250 specie di piante perenni appartenenti alle Labiatae, famiglia di cui fa parte anche la menta. Una di queste piante è la Nepeta cataria, più comunemente conosciuta come erba gatta (ma anche come gattaria, menta dei gatti) per via del grande interesse che molti animali di questa specie mostrano verso di essa.
La pianta, molto diffusa nell’Italia settentrionale dove è spesso rinvenibile come selvatica, raggiunge un’altezza di 40-150 centimetri. Lo stelo, a sezione trasversale quadrata, è eretto e ramificato. Le foglie hanno forma ovale acuta, margini nettamente dentati e un colore verde che tende al grigio. I fiori sono bianchi o rosa pallido. Tutte le parti della pianta, ma in particolare le foglie, emanano un caratteristico aroma di menta.

Tra le sostanze contenute nell’erba gatta vi sono vitamine (A, C e complesso B), minerali in tracce (manganese, magnesio, fosforo, sodio e zolfo) ed alcuni olii essenziali di cui il principale è senza dubbio il nepetalactone, responsabile delle manifestazioni comportamentali dei gatti. Tra gli altri citiamo l’acido nepetalico, l’anidride nepetalica il carvacrolo, il citronellolo e il timolo.
Non tutti i gatti sembrano interessati alla Nepeta: tra quelli che ne sono attratti, alcuni possono esserne eccessivamente stimolati, fino al punto da diventare aggressivi, mentre altri vengono lievemente sedati. Gli effetti compaiono in breve tempo e durano circa 15 minuti. Alcuni soggetti, dopo averla mangiata, anche se già anziani, assumono i comportamenti tipici di un gattino: corrono, saltano e giocano. A volte sembra che cerchino di afferrare farfalle inesistenti o lottare con avversari invisibili emettendo spesso bizzarre vocalizzazioni. Sembra inoltre che questa pianta sia in grado di stimolare gli stessi centri nervosi coinvolti nelle sensazioni di piacere legate all’accoppiamento. Alcuni autori sostengono che ne siano attratti solamente i maschi in quanto l'erba conterrebbe un feromone simile a quello prodotto dalle femmine in calore, secondo altri, invece, non vi è differenza di reazioni tra maschi e femmine. Sembra che i gattini al di sotto dei sei mesi siano immuni da qualsiasi effetto.

Alcuni etologi hanno descritto come tipico il comportamento di un gatto quando trova in giardino una pianta di Nepeta: prima l’annusa, poi ne mordicchia le foglie, infine strofina il corpo su di essa. Sembra fondamentale che l’animale sia solo durante questo "rituale". Se ci sono altri gatti in zona, vicino alla pianta si formano delle code molto ordinate: ognuno aspetta il suo turno per mangiare la Nepeta.

Non esistono in letteratura testimonianze sulla tossicità dell’erba gatta anche se consumata in dosi massicce. Non bisogna dimenticare, inoltre, che i gatti, per istinto, rifiutano il cibo che potrebbe essere nocivo e hanno la capacità di autoregolarsi anche sulle quantità da ingerire, senza mai esagerare. Pertanto si può affermare che l’erba gatta sia semplicemente una innocua droga "ricreativa" in grado di provocare momentanee sensazioni piacevoli nei gatti che ne sono attratti e se ne cibano. Non dà dipendenza: se non ne sente l’odore, il gatto non la desidera e non la cerca. Può provocare però una specie di assuefazione: se gli viene somministrata troppo spesso, l'interesse e le reazioni dell’animale diminuiscono nel tempo.
Per la coltivazione è necessario preparare un terreno provvisto di buon drenaggio esposto al sole o a mezz'ombra. La semina dovrebbe essere effettuata in primavera. È necessario tenere la pianta lontano dalla portata dei gatti poiché, essendone ghiotti, la distruggerebbero velocemente. La strategia migliore è di lasciar crescere alcune piante dopodiché potarle e sfrondarle regolarmente somministrando le foglie raccolte (pestate per sprigionare l’aroma) al gatto.

Oltre che fresca l’erba gatta è utile anche quando secca e polverizzata. In alcune erboristerie e negozi per animali è possibile trovarla in questa forma. Chi ha la pianta in giardino può farla essiccare, polverizzarla e conservarla in contenitori ben chiusi. Per polverizzare la pianta essiccata si consiglia di utilizzare un asciugamano posto sul tavolo o sul pavimento per essere certi di rimuovere tutte le tracce odorose, facilmente percepibili dal gatto. Esistono in commercio anche degli spray, i quali però raramente sono abbastanza concentrati da attrarre i gatti.

Uno degli utilizzi della pianta fresca è quello di strofinarla sull’apposito tronchetto per le unghie per convincere il micio a lasciare in pace tappeti e tende. Si può utilizzare anche come "esca", per far sì che l’animale entri in un trasportino, oppure sparsa (intera o in polvere) sul cibo, per invogliare un gatto dall’appetito capriccioso a mangiare. Con la polvere, infine, è possibile riempire dei pezzi di stoffa che il gatto si divertirà a calciare con le zampe, trasportare e sfregare.

Dr. Nicola Leone

IL PERICOLO FORASACCHI

Con l'arrivo della bella stagione si ha  anche un notevole incremento, oltre che della temperatura, anche dei pericoli per la salute dei nostri amici  a quattro zampe, oltre a parassiti e malattie da questi trasmesse, un vero e proprio flagello è rappresentato dalle ariste di graminacee selvatiche, volgarmente note come "forasacchi".
Chi possiede un cane li conosce sicuramente, si tratta di componenti della spiga di specie vegetali diffuse ovunque, anche nelle tranquille aiuole cittadine; la loro conformazione è stata diabolicamente concepita da madre natura al fine di potersi attaccare saldamente al pelo di animali da sfruttare come inconsapevole veicolo per i semi della pianta da cui provengono; ve ne sono di dimensioni diverse, la forma ricorda quella di un arpione, con una robusta punta accuminata e con delle "ali" provviste di piccoli uncini disposti in maniera tale da consentire il movimento solo in una direzione.
I forasacchi rappresentano un pericolo soprattutto per i cani, in quanto i gatti hanno una abilità e una costanza  nella autotoilettatura del pelo, tali da riuscire quasi sempre a toglierli prima che causino danni.
I cani più esposti al pericolo sono, ovviamente, quelli che vivono in campagna e, tra questi, quelli con pelo più fitto e più lungo.
I forasacchi possono infilarsi praticamente ovunque, ovvero, dopo essersi attaccati al pelo, hanno la capacità, spinti dal movimento dell'animale, di avanzare e di conficcarsi nella pelle arrivando a perforare addirittura le strutture scheletriche. Quando si infilano attraverso la pelle (la zona preferita è tra le dita, ma possono penetrare in qualsiasi parte del mantello) generalmente producono una infezione purulenta (ascessi) evidente come tumefazione calda e dolente che ad un certo punto si ulcera lasciando fuoriuscire del pus. In tali situazioni, se il veterinario non è fortunato ad estrarli alla cieca tramite apposite pinze, è spesso necessario ricorrere a veri e propri interventi chirurgici.
Altre destinazioni predilette dei forasacchi sono le orecchie, il naso, la gola.
In caso di penetrazione nelle orecchie, il cane manifesterà evidente fastidio camminando con la testa abbassata e ruotata e, soprattutto, squotendola e grattandosi nel tentativo (sempre vano) di togliere il corpo estraneo; in tal caso è importante rivolgersi al più presto al veterinario in quanto le probabilità che il forasacco perfori il timpano crescono col passare del tempo.
In caso di penetrazione nel naso i sintomi sono rappresentati da violente crisi di starnuti con fuoriuscita, spesso, di sangue; in tal caso, contrariamente a quanto molti credono, i forasacchi penetrati nel naso, dovessero avanzare, hanno la sola possibilità di essere ingoiati e non di finire in trachea. In ogni caso vanno tolti al più presto e spesso ricorrendo, con il cane in anestesia generale, ad una delicata endoscopia (rinoscopia), in quanto non sempre sono raggiungibili utilizzando l'otoscopio, ovvero lo strumento con cui si ispeziona il condotto uditivo. L'endoscopia (broncoscopia) è invece indispensabile in caso di penetrazione in gola e quindi nell'albero bronchiale; in tal caso il cane manifesterà improvvise crisi di tosse, a volte espettorando sangue. Tale destinazione è tipica nei cani da caccia come pointer e setter, abituati a correre nei prati "a bocca  aperta".
Altra sede di penetrazione, più rara ma interessante anche il gatto, è l'occhio, con conseguenze gravissime facilmente immaginabili se non si interviene subito.

Importante quanto recarsi dal veterinario al minimo sospetto di penetrazione di forasacco è cercare di ridurre le probabilità che ciò avvenga; a tal scopo è importante evitare di condurre i cani in campi con erba non tagliata e raccolta, provvedere ad adeguata ispezione del pelo (soprattutto tra le dita e intorno alle orecchie) ogni volta che si torna da una scampagnata e, soprattutto, provvedere ad integrale tosatura o, per lo meno, tenere sempre cortissimo il pelo intorno alle orecchie e fra le dita, ottenendo anche minore probabilità di aggressione da parte di pulci e zecche, altri problemi estivi da non sottovalutare……..


Dott. Marco Cozza

Inchiesta: DAI NOSTRI VETERINARI: I CONSIGLI PER LE VACANZE

estate4Ancora qualche settimana e poi milioni di italiani potranno partire per le agognate ferie… Molti di loro possiedono però un animale e non sempre possono portare con loro il compagno di sempre. Certo, questa sarebbe la scelta più opportuna, ma sono ancora pochi gli alberghi, le pensioni o i camping attrezzati, che consentono a chi possiede un cane di soggiornare con il proprio animale. Una situazione analoga si presenta anche presso gli impianti balneari: si contano sulle dita di una mano (o pressappoco) le spiagge attrezzate ove padroni e cani possono condividere serenamente le vacanze. Per coloro poi, che scelgono di trascorrere il periodo di ferie all’estero, le leggi per l’ingresso degli animali sono complicate da certificati e quarantene… Cosa fare allora? Rinunciare a un mese di Polinesia perché si possiede un alano, che nessun amico è in condizioni di ospitare? Restare chiusi nel proprio appartamento, sviluppando rancore verso il gatto di casa che ci impedisce una settimana in montagna? Come abbiamo ricordato più volte, esistono i compromessi e le cosiddette "vie di mezzo"… Non bisogna generalizzare perché non tutte le pensioni per animali sono lager, tutt’altro. Così per rispondere in modo concreto al problema di come conciliare le vacanze con il proprio amore per gli animali, abbiamo chiesto un consiglio ai nostri amici veterinari. Ci hanno risposto in modo pratico e vi proponiamo con piacere i loro suggerimenti che riguardano il problema estate nella sua globalità. Probabilmente eviteranno a voi e ai vostri amici a quattrozampe un’estate difficile…

Il Dott. Pasquale Santoro ci suggerisce quattro opzioni:
1) Portate i compagni con voi.
2) Se non è possibile, affidateli ad una buona pensione.
3) Diffidate delle pensioni troppo economiche e verificate personalmente come sono tenuti gli animali.
4) Verificate che nelle pensioni facciano degli screening che impediscano l'accesso a cani infetti da malattie trasmissibili: chiedete uno screening di ingresso ed uno di uscita.

estate3La Dott.ssa Annamaria Pesole consiglia ai proprietari di fare un'indagine veloce, attraverso gli ambulatori, le agenzie e i servizi internet, relativamente alla conoscenza di tutti quei posti dove è possibile portare il cane. In alternativa si possono lasciare i propri animali in pensione, a tal proposito però consigliamo vivamente di accertarsi della serietà di queste strutture e della importante figura di un collega ivi presente, che sia in grado di fornire all'occorrenza le cure immediate nell'attesa di rapidi contatti col collega che segue da sempre l'animale, e con i diretti proprietari. La Dott.ssa Pesole ricorda, inotre, che nel periodo estivo è importante più che mai prevenire i problemi legati ai parassiti esterni e la puntura di quegli ormai famosi flebotomi, vettori della tanto diffusa malattia che prende il nome di Leishmaniosi. Per qualsiasi dettaglio al riguardo il veterinario di fiducia potrà offrire tutte le informazioni necessarie.

Il Dott. Andrea Colombo raccomanda, innanzitutto, di verificare prima della partenza la regolarità delle profilassi vaccinali e dei trattamenti antiparassitari degli animali. E’ bene informarsi presso ASL, consolati ed ambasciate (qualora sia previsto un viaggio all'estero) in merito ai documenti necessari all'espatrio ed alle vaccinazioni obbligatorie nei paesi di destinazione. Se poi il nostro animale soggiornerà presso una pensione, meglio sottoporlo ad una visita di controllo prima della partenza; suggeriamo, inoltre, di informare il gestore del tipo di alimentazione, di eventuali terapie in corso e delle abitudini dell'animale.

Nelle zone a rischio di Leishmaniosi (malattia di Lyme, echinococcosi) è fondamentale prendere tutti gli accorgimenti necessari per prevenire tali malattie; per questo è opportuno parlarne con il proprio veterinario di fiducia prima della partenza. Per coloro che, invece, riescono a portare il loro animale in vacanza, ricordiamo di portare con sé il libretto sanitario dell'animale, dove è stato annotato tutto ciò che viene riscontrato durante le visite, interventi chirugici, analisi eseguite,ecc.. Partire con i propri animali significa anche informarsi presso le compagnie di navigazione/aeree relativamente alle condizioni di viaggio degli animali, all'approvvigionamento di acqua e cibo ed alla pressurizzazione della stiva. In caso di viaggio in automobile non lasciare l'animale solo in auto, neanche per poco tempo, programmare delle soste per permettergli di muoversi e di bere ed evitare di viaggiare nelle ore più calde. Se l'animale in passato ha manifestato segni di nervosismo, ululati, cinetosi e stress da viaggio, ricorrere all'uso di sedativi ma solo su consiglio del Veterinario, evitando assolutamente i rimedi fai da te. E non dimenticarsi di rispettare sempre i regolamenti del luogo di vacanza inerenti la condotta degli animali domestici (guinzaglio, aree per cani, deiezioni, lungomare,ecc...)

estate5Anche il Dr. Stefano Bernacchia ci consiglia di raccogliere informazioni, magari tramite l’APT (ovvero l’Azienda di promozione turistica), circa le strutture turistiche deputate ed attrezzate a ricevere animali; spesso è più facile trovare porte aperte a cani e gatti negli agriturismi. Bisogna anche considerare che, se il viaggio in auto è lungo e l'animale non è abituato, occorre farsi prescrivere dal proprio veterinario farmaci contro il "mal d'auto" ; fare in ogni caso molte soste ed abbeverare ogni volta l'animale. Non dimenticate di portare sempre con voi il numero di telefono del vostro veterinario di fiducia che sarà in grado, in caso di eventuali problemi, di darvi il consiglio giusto o, all'occorrenza, di rimandarvi al collega del luogo di vacanza in cui vi trovate. Assicuratevi sempre che il cane sia munito di un codice di identificazione (tatuaggio o microchip) il quale, oltre che essere obbligatorio per legge preserva noi da spiacevoli salate multe in caso di controlli ed aiuta i nostri cani ad essere facilmente ritrovati in caso di accidentale smarrimento. Si è infatti visto statisticamente che è più probabile che un cane si smarrisca nei luoghi di vacanza che risultano essere estranei ai nostri amici oltre che più ricchi di confusione.

Se non è possibile portare in vacanza il nostro amico quadrupede, consiglia il Dr. Bernacchia, lo si può affidare a una pensione per animali, preferendo quelle con veterinario in sede: una buona cosa è quella di portare anche i suoi "effetti personali" ovvero la sua ciotola, la sua brandina e i suoi giochi abituali: in questo modo è come se avessimo portato un "pezzo di casa" con lui e questo potrà servire a farlo sentire meno solo. Importante è anche assicurarsi che continui a mangiare lo stesso cibo di casa onde evitare spiacevoli diarree da cambio brusco di alimentazione. In molte città sono nati anche i "Dog sitter" ovvero persone che si prendono cura del cane alimentandolo e facendolo passeggiare giornalmente per tutto il periodo della vacanza dei proprietari.

Il Dott. Ottavio Bonafini sottolinea come nel periodo estivo il problema più grosso riguardi il pericolo di contrarre la Leishmaniosi. Bisogna quindi trattare il cane con opportuni prodotti preventivi e tenerlo in casa durante le ore serali e la notte. In montagna difficilmente si pone il problema zanzare, ma ci sono le vipere e i cani curiosi sono soggetti a essere morsi. Nel caso accada è opportuno tranquillizzare il cane perché più si muove più il veleno entra in circolo e portarlo al più vicino pronto soccorso veterinario. Particolare attenzione ai colpi di calore: non lasciare il cane in macchina sotto il sole oppure in garage e capannoni, portarlo fuori nelle ore più fresche e non farlo giocare a lungo. Doppiamente attenzione se il cane ha disturbi al cuore oppure se fa parte delle razze brachicefale come boxer, carlini, bulldog che già per natura hanno problemi respiratori e per i quali col caldo aumentano i fenomeni di apnea che possono portare alla morte. Nel caso si veda il cane sofferente per il caldo è utile bagnarlo subito con dell’acqua fredda per far abbassare la temperatura e portarlo dal veterinario per un controllo e per accertarsi che non siano già entrati in atto dei processi innescati dall’innalzamento della temperatura corporea.

estate1Se sta male durante il viaggio in auto, ci sono degli appositi medicinali da somministrare prima di partire ed è bene abituarlo nei giorni precedenti la partenza facendo brevi spostamenti. Se si porta il cane all’estero poi è indispensabile il certificato di buona salute e l’antirabbica fatta almeno un mese prima. Anche il Dr. Bonafini rivolge poi un appello ai padroni: comportarsi bene in giro, cioè raccogliere i bisognini, far sì che il cane non disturbi perché già non sono ben visti, in più se anche i padroni sono maleducati… non c’è nemmeno un minimo di tolleranza.

Il Dott. Alessandro Contrino ci ricorda che gli animali non vanno lasciati in auto, perché con il sole e il caldo anche il tener giù uno spiraglio di finestrino non è sufficiente. Un altro consiglio riguarda la passeggiata: è bene evitare di portare il cane fuori dalle 17 al tramonto, nelle zone dove è diffusa la leishmaniosi: è il periodo in cui le zanzare pungono più facilmente. D’altra parte, in questa stagione, è meglio ridurre l’attività fisica. Come accortezza si può proteggere tutto l’animale con appositi spray e soprattutto la canna nasale poiché meta prediletta dalle zanzare. Un’altra norma è quella di mettere a disposizione dei nostri animali abbondante acqua fresca durante tutta la giornata e somministrare i pasti nelle ore più fresche, quindi la mattina presto o la sera. Se si porta il cane in spiaggia è utile sciacquarlo con acqua dolce dopo ogni bagno in mare o perlomeno a fine giornata per evitare che il sale provochi irritazioni alla pelle. E per i proprietari di felini? Per i gatti, suggerisce il Dr. Contrino,: sarebbe meglio non portarli via poiché più indipendenti sanno da soli come badare a sé stessi. Soprattutto se si sta via solo il weekend, convine lasciargli a disposizione abbondante acqua e cibo secco, perché non si deteriora. Anche per i gatti vale il discorso di antiparassitari per pulci e zecche e occorre anche prestare attenzione alla filariosi felina, meno conosciuta ma che colpisce anche i nostri gatti; la prevenzione avviene somministrando una pastiglia. Non c’è invece pericolo per la leishmaniosi.

estate2E per i proprietari di serpenti, tartarughe ed esotici in generale? Il nostro specialista, il Dott. Kiumars Khadivi, ci spiega che nonostante la maggior parte di questi animali vivano in ambienti molto caldi, la temperatura è importante e va tenuta controllata. Durante il trasporto devono essere tenuti in contenitori ampi e sicuri per evitare che si facciano del male e occorre stare attenti a che non escano perché potrebbero costituire un pericolo per chi guida o perché lo disturbano o perché, se molto piccoli, possono infilarsi ovunque. Prima di partire è consigliabile accertarsi della buona salute dell’animale e di eventuali malattie che potrebbe contrarre nel luogo di villeggiatura. Con gli esotici si pone ancora di più che con altri animali il problema del portarlo con sé: non tutte le strutture che accettano animali accettano anche rettili perché potrebbero spaventare la gente. Inoltre in alcuni Paesi alcune specie non possono entrare o per farlo hanno bisogno di certificati particolari.

a cura di Flaminia Paolucci Mancinelli

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