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Patologie e Cure

Psicologia canina

Psicologia canina

Fido si sente a disagio e, proprio come noi umani, lo dimostra assumendo atteggiamenti sbagliati che spesso sfociano in veri e propri disturbi della personalità come bulimia, ansia ed eccessi di aggressività. Anche per loro, la terapia passa per il lettino dello psicologo. Alle "sedute" deve avere però parte attiva anche il padrone, che spesso va "rieducato" col suo compagno a quattro zampe.


Come affermano alcuni allevatori, spesso è il troppo amore dei padroni a togliere alle bestiole la loro "caninità", e l’animale risponde condizionandogli la vita: quando si dorme, quando si mangia e quando si esce, altrimenti diventa aggressivo.


Serena Martini

LA LEISHMANIOSI CANINA

LA LEISHMANIOSI CANINA

La Leishmaniosi è una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente il cane e gli animali selvatici, ma occasionalmente anche l’uomo. Il parassita responsabile della malattia è un protozoo appartenente alla Famiglia Trypanosomatinae, Specie Leishmania. Sono state classificate diverse specie di Leishmania, ma la responsabile della Leishmaniosi canina è la Leishmania infantum.Questo parassita viene trasmesso al cane dal flebotomo o pappatacio, un insetto che pungendo si nutre di sangue. Questo insetto misura circa 2-3 mm, è di colore giallo pallido o giallo ruggine e presenta la caratteristica di avere un corpo che forma con il torace e l’addome un angolo quasi retto. I flebotomi sono insetti notturni che fanno la loro comparsa al crepuscolo e rimangono attivi fino alle prime luci dell’alba. In Italia li possiamo trovare durante i mesi estivi principalmente sulle coste tirrenica e ionica, in Sicilia e Sardegna oltre che lungo le coste della Liguria e della Toscana.

Contagio e sintomatologia

leishmania

 

La Leishmania dunque necessita di questo insetto per passare da un ospite ad un altro. Quando il pappatacio (in particolare la femmina) succhia il sangue di un cane malato, veicola la Leishmania dentro di sé anche per 19-20 giorni prima di inocularlo in un altro cane durante un nuovo pasto di sangue. La Leishmania una volta nel circolo sanguigno del cane, raggiunge i linfonodi e da qui si diffonde nell’organismo. Il periodo di incubazione della Leishmaniosi va dai 6 ai 12 mesi anche se sono stati descritti casi in cui l’incubazione è stata anche di 4 anni; colpisce indifferentemente maschi e femmine e non ci sono predisposizioni di età o di razza. Dagli innumerevoli studi svolti è emerso che risulta più probabile il contagio in cani che vivono prevalentemente all’aperto in quanto maggiormente esposti alla puntura degli insetti. Nemmeno i cani a pelo lungo possono essere considerati al sicuro dalle punture dei pappataci in quanto essi pungono prevalentemente le zone più povere di pelo come il dorso del naso.

 

 

La Leishmaniosi è una malattia dai molteplici aspetti e può coinvolgere diversi apparati o organi. Ne consegue che i sintomi manifestati dai cani malati sono svariati comprendendo lesioni cutanee, dimagramento, polidipsia/poliuria (aumento della sete e della quantità di urina prodotta), astenia, zoppia, diarrea, epistassi (perdita di sangue dal naso), fotofobia ed epifora, cecità, vomito e ascite (presenza di liquido in addome).
Alla visita clinica il cane affetto da Leishmaniosi può presentare linfoadenomegalia sistemica o regionale (aumento di volume dei linfonodi), anemia, splenomegalia e epatomegalia (aumento di volume della milza e del fegato), lesioni renali e oculari. Nella forma cutanea le lesioni sono molto caratteristiche; si tratta di una dermatite non suppurativa per niente pruriginosa che si manifesta con seborrea secca (forfora) e rarefazione o perdita completa del pelo (alopecia) in aree ben precise. Spesso nelle stesse zone si riscontrano anche lesioni ulcerative. In particolare risultano colpite la zona peri-oculare ("cane con gli occhiali"), il dorso del naso e la cute dell’orecchio. Inoltre a livello del dorso molti cani presentano una forfora a grosse scaglie. Tutto ciò conferisce al cane malato di Leishmaniosi un aspetto "vecchieggiante".
Spesso possono essere colpiti anche gli arti soprattutto a livello delle prominenze ossee e dei cuscinetti plantari sui quali possiamo osservare lesioni ulcerative. In molti casi le unghie manifestano una crescita abnorme (onicogrifosi).

Nella forma viscerale il quadro che si presenta al veterinario può essere vario.
Nel 90% dei casi i cani malati presentano i linfonodi esplorabili aumentati di volume, duri, indolenti, così pure la milza e il fegato. Dagli esami del sangue emerge una anemia normocromica normocitica scarsamente rigenerativa dovuta a una maggior azione di "distruzione" dei globuli rossi da parte della milza, una diminuzione del numero di piastrine (da cui la presenza di emorragie spontanee come l’epistassi) e un aumento delle proteine totali del sangue (quasi esclusivamente le globuline), con conseguente abbassamento del rapporto albumine/globuline.
A livello dell’apparato urinario il cane colpito da Leishmaniosi presenta un quadro di insufficienza renale più o meno avanzata che si manifesta con anoressia, debolezza, vomito e aumento della sete e dell’urina prodotta. Nei casi più gravi si ha una perdita di proteine urinarie tale da causare una ipoproteinemia con conseguente accumulo di liquido nell’addome (ascite) e/o a livello delle articolazioni, come pure il distacco della retina. Con il progredire della malattia l’animale si presenta fortemente disidratato e dimagrito.

Purtroppo oggi non è stato ancora individuato alcun metodo valido in grado di proteggere i cani da questa subdola malattia; è pur vero che esistono in commercio svariati prodotti repellenti per gli insetti (compresi i pappataci) sottoforma di spray o collari, ma nessuno di essi dà una sufficiente garanzia di successo.

La diagnosi

In compenso siamo in grado di diagnosticare la malattia anche nei soggetti che ancora non presentano sintomi manifesti e quindi prima che il parassita abbia avuto il tempo di fare troppi danni.
Per effettuare diagnosi di Leishmaniosi fino a poco tempo fa si faceva ricorso ad un test in grado di rilevare, attraverso un prelievo di sangue, la presenza di anticorpi; in questo modo si poteva sapere se un cane era venuto a contatto o meno con il parassita, ma queleishmania2sto test non permetteva di sapere con sicurezza se il cane avesse sviluppato la malattia o se fosse venuto solo in contatto con il parassita.
Oggi invece è stata messa a punto una metodica, chiamata PCR, che ci permette, sempre attraverso il sangue, di individuare la presenza del parassita Leishmania nell’organismo tramite il reperimento del suo DNA; in altri termini questo esame permette di sapere con assoluta certezza se un cane è ammalato.
Una volta accertata la malattia, si possono effettuare esami più approfonditi che indicano se il cane affetto da Leishmaniosi canina debba essere sottoposto a terapia oppure no.

La terapia

La terapia prevede l’utilizzo dell’ antimoniato di N-metilglucamina sotto forma di iniezioni da effettuarsi in cicli di 15-20 giorni intervallati da un periodo di sospensione. Le dosi e la frequenza degli interventi terapeutici vengono stabiliti dal veterinario in relazione ad ogni singolo caso proprio per il carattere multiforme della malattia.
Durante il ciclo di cure occorre valutare l’efficacia della terapia attraverso esami di controllo che consentono di valutare se il cane necessiti di altri cicli di terapia o se si possa considerare guarito.

Fino a qualche anno fa si pensava che dalla Leishmaniosi canina non si potesse guarire, in quanto i cani malati, sottoposti a terapia e risultati poi guariti, a distanza di tempo ripresentavano sintomi riferibili alla malattia. Oggi alcuni Autori ritengono che in seguito a una nuova puntura, i cani si re-infestino e quindi subiscano delle ricadute. La questione è tutt’oggi ancora controversa, così come sembra ancora lontana la realizzazione di un vaccino specifico; con i nuovi metodi diagnostici, è possibile fare una diagnosi sicura che ci consente di intervenire tempestivamente con la terapia e garantire quindi migliori prospettive di vita per i nostri cani.

Dr. Massimo Scarzi e Dr.ssa Martina Serraino

Quando Fido fa orecchie da mercante…

Quando Fido fa orecchie da mercante…

L’orecchio, la cui funzione principale consiste nella percezione del suono, è nel cane un organo particolarmente importante considerando l’elevata incidenza di patologie che lo coinvolgono. Il problema più frequente è l’otite: in funzione del tratto di orecchio interessato si parla di otite esterna (argomento che affronterò in questo articolo), otite media ed interna. Nel cane Dalmata ed in altri cani con mantello bianco ed iride azzurra è fondamentale ricordare il problema della sordità, monolaterale o bilaterale.

L’otite esterna

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Il termine otite esterna indica un’infiammazione del canale auricolare, talvolta con coinvolgimento del padiglione, di cui sono responsabili diversi fattori; spesso le patologie dell’orecchio riflettono una disfunzione generale (atopia, intolleranze alimentari,ecc..).

Contribuiscono all’insorgenza di otite: fattori predisponenti (elevata produzione di cerume –es. seborrea- traumi -da inadeguata pulizia dell’orecchio con materiale inappropriato o soluzioni irritanti- umidità eccessiva -in cani che vivono in ambienti troppo umidi o nuotatori- trattamenti inappropriati responsabili di alterazioni della microflora e neoplasie) e fattori determinanti (parassiti, corpi estranei, allergie con forte prurito che induce il cane a grattarsi, malattie autoimmuni, …. )

In presenza di infiammazione si sviluppano batteri e lieviti che complicano la situazione.




Come riconoscere l’otite esterna ?

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Scuotimento della testa, dolore, prurito, irrequietezza, secrezioni maleodoranti e portamento anomalo della testa devono far sospettare un problema dell’orecchio (primitivo o conseguenza di patologie generalizzate). Il padiglione auricolare può presentare lesioni quali croste, papule, alopecia (assenza di pelo), ispessimento dei margini, ecc…

 

Il riscontro di tali sintomi richiede una visita medica, in modo da eseguire un accurato esame dell’orecchio, osservando attentamente il padiglione, il canale auricolare ed il timpano; il veterinario provvederà a visitare l’animale, informandosi sull’ambiente in cui vive, sul tipo di alimentazione, su eventuali terapie effettuate, ecc… Se necessario verrà eseguito un esame del cerume ed eventualmente un tampone per isolare i microrganismi presenti nell’orecchio. Assolutamente scorretto il "fai da te", spesso frequente tra i proprietari di cani, che ricorrono all’impiego di prodotti otologici per bambini senza consultare il veterinario e soprattutto senza conoscere l’esatta natura della patologia, con il rischio di aggravare ulteriormente il problema e ritardare l’esecuzione di alcuni esami collaterali.

 

Igiene dell’orecchio

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La presenza di una limitata quantità di cerume non deve essere interpretata come sintomo di malattia; se necessario, la pulizia dell’orecchio deve essere eseguita "a secco", ossia con una garza od un panno morbido, evitando di spingersi all’interno del condotto uditivo. Assolutamente controindicato l’uso di pinzette, tamponi, e soluzioni detergenti quando non prescritte !

Dott. Andrea Colombo

Gli animali e la cecità: come affrontare questo problema

Gli animali e la cecità: come affrontare questo problema

Qualche nozione sulla visione nel cane e nel gatto…

Nei mammiferi la retina degli occhi è costituita da due differenti tipi di cellule deputate a ricevere i segnali luminosi: i bastoncelli e i coni. I bastoncelli sono sensibili alle immagini in movimento e lavorano al meglio in condizione di poca luce; i coni servono principalmente per vedere immagini in piena luce e permettono di distinguere i colori.

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I cani possiedono solo due tipi di coni – nell’uomo ce ne sono tre -, pertanto non sono in grado di distinguere i colori rosso e verde, come se soffrissero di daltonismo. I gatti hanno tre tipi di coni, ma sono leggermente differenti rispetto a quelli umani e percepiscono i colori come se fossero sbiaditi.L’acutezza visiva di cani e gatti – ovvero la loro capacità di vedere i dettagli – è inferiore rispetto a quella umana; inoltre questi animali hanno una scarsa percezione della profondità degli oggetti: i loro occhi sono posizionati più lateralmente che non negli uomini e ciò consente loro di avere una visuale più ampia a scapito, però, dell’ampiezza della zona di sovrapposizione delle immagini, fattore determinante per la percezione della profondità. Cani e gatti sono, invece, in grado di un’ottima visione in condizione di luce scarsa: le loro grandi cornee e pupille sono in grado di concentrare la poca luce presente e rifletterla sulla retina, amplificando così il raggio luminoso (ecco perché gli occhi degli animali brillano nel buio).

Come prendersi cura di un animale cieco

cec1La vista non è il senso maggiormente sviluppato in questi animali e, se viene a mancare, può essere brillantemente sostituita dall’olfatto e dall’udito.Perciò un cane o un gatto diventati ciechi a causa di un trauma o per la discesa della cataratta sono in grado di vivere benissimo nelle nostre case, a patto di seguire alcuni accorgimenti per rendere l’abitazione più riconoscibile e soprattutto più sicura. E’ importante evitare di modificare l’ambiente dove vive l’animale cieco: spostare i mobili o rivoluzionare il giardino possono fargli perdere l’orientamento.E’ necessario parlare spesso all’animale, in modo tale che da una parte impari a riconoscere semplici comandi vocali, dall’altra non si spaventi per nostri eventuali avvicinamenti improvvisi; la cecità da trauma può rendere l’animale nervoso e spaventato, quindi è indispensabile "avvisarlo" prima di accarezzarlo, altrimenti potrebbe reagire in maniera aggressiva.La soluzione migliore per aiutare il nostro amico a quattro zampe, che ha perduto la vista, è quella di affiancargli un compagno vedente che potrà seguire utilizzando l’udito e l’olfatto. Ma poiché spesso non è possibile prendersi in carico un altro animale, l’industria del pet ha pensato a prodotti mirati alle esigenze degli animali ciechi: esistono in commercio profumi particolari da spruzzare sulle gambe dei mobili per aiutare l’animale a localizzarli oppure giochi rumorosi e odorosi per far giocare cane e gatto ed evitare un considerevole aumento di peso.

S.M.

LA CURA DEI DENTI NEL CAVALLO

LA CURA DEI DENTI NEL CAVALLO

La cura dei denti del cavallo è fondamentale per la sua salute e il suo rendimento. I problemi dentali sono piuttosto frequenti nei cavalli anche se spesso vengono ignorati.
Il cavallo ha 24 denti decidui, "da latte", e 40-42 permanenti, da adulto, e la sua dentizione riflette il proprio adattamento all'alimentazione e alle abitudini alimentari.

Egli deve assimilare una dieta fibrosa e ridurla con la masticazione in piccoli pezzi. Per fare questo ha sviluppato 6 incisivi superiori e 6 inferiori che tagliano la vegetazione, e denti molari e premolari più indietro che funzionano come una macina.
I denti del cavallo sono molto lunghi, solo la parte più estrema é visibile e, al contrario di altre specie, sono in continua crescita modificandosi lungo tutta la vita dell'animale; questo processo dinamico causa un continuo rinnovamento dei margini di occlusione.
I molari dell'arcata superiore non combaciano perfettamente con quelli inferiori, debordando leggermente verso l¹esterno. Ne consegue che durante la masticazione, mancando un consumo dalla parte opposta ed anche a causa della diversa consistenza delle sostanze che compongono i denti, si formano dei margini appuntiti: nei molari superiori verso la guancia, in quelli inferiori verso la lingua.
Questa situazione può creare delle difficoltà di masticazione al cavallo, si possono notare delle "cicche" di fieno cadere durante l'assunzione del cibo o altri sintomi che evidenziano un disagio dell'animale nel masticare. Spesso il cavallo diventa insofferente a certi morsi o dimagrisce in breve tempo pur mangiando normalmente. Altre segni indicativi della presenza di problemi dentari possono essere: rotazione della testa durante la masticazione o il lavoro, presenza di sangue nella saliva, preferenza del concentrato, alterazione dell'abitudine nel bere, masticazione rallentata, salivazione esagerata durante la masticazione, infiammazioni delle labbra, gengive e palato molle, .sensibilità della bocca per ogni tipo di imboccatura
E' da tener presente che frequentemente il cavallo non dimostra alcun segno evidente ma, riducendo la durata della masticazione a causa del fastidio provocato dalle punte dentarie, introduce cibo triturato grossolanamente il quale viene assimilato in modo non ottimale o addirittura predispone l'animale a problemi digestivi, coliche, costipazioni, ecc.
A causa di questa crescita continua, la bocca del cavallo dovrebbe essere esaminata almeno una volta all'anno; nei soggetti giovani il controllo dovrebbe essere più frequente a causa del consumo maggiore e dei problemi associati al cambio tra denti decidui e permanenti.
Le tecniche condotte dal veterinario consistono nella rimozione delle punte dentarie tramite raspe apposite, manuali o elettriche, taglio o rimozione di capsule dentarie, rimozione del 1° premolare (lupino), ecc.
I cavalli tollerano generalmente abbastanza bene le manualità di routine condotte per risolvere i problemi sopracitati anche se vanno spesso sedati farmacologicamente in modo da ottenere un pareggio più accurato.
In conclusione, il trattamento dei denti ed un controllo regolare rappresentano una delle basi nella normale gestione del cavallo, contribuendo ad aumentare lo stato di salute e la capacità fisica.
Il trattamento professionale dei denti previene moltissimi problemi nel mantenimento del cavallo e garantisce un utilizzo razionale dei nutrimenti.


Dr.Andrea Brignolo

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