Get Adobe Flash player
Seguici su Twitter
Facebook Like Box

Generalità

La classe dei rettili si sviluppò in modo molto importante nell'Era Mesozoica, differenziandosi in un elevato numero di ordini. Attualmente rimangono solo quattro ordini: cheloni, loricati, rincocefali e squamati. I rettili hanno un ruolo di fondamentale importanza nel processo filogenetico dei vertebrati che, nati in ambiente acquatico, tentano un primo affrancamento dal mezzo liquido con gli anfibi. Ma gli anfibi appaiono ancora strettamenti legati all'acqua, sia per il fenomeno della riproduzione (deposizione e sviluppo delle uova), che per il completamento della fase larvale (respirazione branchiale).  

TESTUDINI

I TESTUDINI (Famiglia testudinae)

Tartarughe terrestri, con corporatura massiccia, carapace molto convesso, arti colonnari; capo e arti retraibili entro la corazza. Tutte le regioni calde del globo albergano le testuggini terricole propriamente dette: esse abitano le località boscose o brulle, le steppe e i deserti. Amanti del caldo come tutti i rettili, nelle zone temperate compaiono all’aperto solo nei mesi più caldi, e trascorrono la stagione fredda in buche sotterranee, immerse in un letargo profondo. lo stesso fanno nei Paesi equatoriali durante la stagione equatoriale.

testudo1

I TESTUDINI comprendono le specie più pigre e indifferenti di tutta la classe a cui appartengono. Ogni loro movimento è pesante ed impacciato. Se vengono gettate in acqua, o vi cadono per caso, vanno a fondo come sassi, vi strisciano lentamente, e dopo qualche tempo compaiono sulla riva opposta senza aver subito alcun danno. Stentano invece molto a rivoltarsi quando un nemico o un altro individuo della loro specie le rovescia sul dorso, a meno che non riescano ad afferrare con la bocca un fuscello o un ramo, su cui fanno forza ritirando il collo nella corazza. Nell’arrampicarsi si mostrano abbastanza abili, il che è alquanto singolare, date le loro scarse attitudini locomotorie.

Non hanno voce: irritate, emettono un soffio sonoro, ma non è un vero e proprio suono. Il cervello, pochissimo sviluppato, pare destinato al solo uso dei sensi, benché talvolta queste testuggini si mostrino riflessive e attente, almeno fino ad un certo punto. Sanno giudicare le distanze, calibrare le loro mosse, e al cospetto di qualche nemico ritirano gli arti sotto la corazza, obbligando prima o poi l’aggressore a rinunciare.
I maschi lottano accanitamente e a lungo e a lungo per il possesso delle femmine, e si accompagnano per vari giorni alla femmina prescelta, però soltanto durante il periodo amoroso, trascorso il quale riprendono la loro vita solitaria.
Il cibo di queste testuggini consiste principalmente di sostanze vegetali, quali erbaggi, foglioline, germogli e frutta, che recidono con i margini affilati delle mascelle. Sembra che mangino anche lombrichi e chiocciole.
Non osano aggredire animali di una certa mole. Bevono di rado ma ogni volta abbondantemente. 
Le uova, tondeggianti e rivestite di un guscio molle, vengono sepolte nel terreno e nascoste sotto un cumulo di foglie predisposto dall’animale stesso. I piccoli sgusciano dopo alcuni mesi, e acquisiscono subito le abitudini degli adulti.

I testudinidi non sono particolarmente utili all’uomo. Le loro corazze vengono impiegate con utensili da varie popolazione indigene. Hanno carne commestibile quanto quella delle specie fluviali e marine, ma l’uomo non se ne dimostra ghiotto. Tiene però spesso questi animali in schiavitù nelle abitazioni e nei giardini. Taluni individui vissero settanta, cento e, pare, perfino centocinquanta anni in cattività.

La famiglia dei testudinidi comprende per tanto tartarughe caratterizzate da:

  • Carapace molto convesso, il più sovente bombato;
  • Arti colonnari, ricoperti di dure squame;
  • Capo ed arti suscettibili di essere retratti entro la corazza;
  • Forme nel complesso assai massicce, atte alla vita sul terreno.

La famiglia, diffusa praticamente in quasi tutto il mondo, ad eccezione dell’Australia e dei sistemi insulari ad essa collegati, comprende sei generi e trentasette specie.

Le testuggini (in questo senso specifico) sono adatte a camminare sul terreno grazie alle zampe colonnari, in cui le falangi delle dita mediane sono ridotte a due. 
Nelle relazioni di Malcolm Smith riguardanti le tartarughe acquatiche dell'Asia sud-orientale, la denominazione che ricorre più spesso è quella di "tortoises" (testuggini), termine che dovrebbe essere riservato esclusivamente per le forme terrestri a zampe cilindriche e a corazza convessa, che entrano in acqua solo per bere o bagnarsi. D'altro canto, ora nella lingua inglese la parola "turtle" (tartaruga) è usata per qualsiasi membro del gruppo e non soltanto per le forme marine con le zampe a paletta. In italiano, come già si è fatto notare, i termini di testuggine e tartaruga sono ormai usati senza distinzione per tutti i Testudinati.

Si contano circa quaranta specie diverse, assegnate a sette generi, di tartarughe terrestri a cui spetterebbe propriamente il nome di testuggini terrestri o anche soltanto testuggini. Il genere Gopherus comprende tre specie, una delle quali, detta tartaruga del deserto, vive negli Stati Uniti del Sud e nel vicino Messico. Un altro genere, Pyxis, è limitato al Madagascar. Testudo, che comprende le gigantesche forme insulari delle isole Galapagos e delle isole dell'Oceano Indiano (Testudo gigantea), si trova anche nell'America del Sud (Testudo denticulata), nell'Asia meridionale (Testudo elegans), in Africa e nel Madagascar. I rimanenti generi GeniochersusHomopusMalacochersus e Kinixys sono esclusivamente africani

Cominceremo dalle forme del genere principale Testudo. Parecchie specie di piccole dimensioni, che vivono nell'Europa meridionale e nell'Africa del Nord, sono tenute come animaletti domestici in tutta l'Europa e nelle Isole Britanniche, e spesso si abituano a vivere nei giardini cintati in uno stato di relativa libertà. Una di queste è la comune testuggine greca; un'altra è la testuggine di Hermann, che vive sia nel sud-est sia nel sud-ovest dell'Europa; un'altra ancora è la testuggine marginata, che s'incontra in tutte le terre circummediterranee. Queste tre Testudo vivono in Italia: la Testudo graeca si trova soltanto allo stato domestico, e non come forma autoctona; la si incontra in Sardegna, e la Testudo hermanni in Sicilia, Sardegna e qua e là nella Penisola.

Questi animali sono diventati l'emblema della lentezza, della perseveranza (come nella favola di Esopo della lepre e della tartaruga) e della longevità. La piccola testuggine comune può vivere fino ad una età così avanzata come quella per cui vanno famose le forme insulari giganti. Il maggiore Flower, che ha fatto speciali ricerche sui massimi di longevità della comune tartaruga greca, riferisce due casi: uno riguardante un esemplare che fu tenuto dall'Arcivescovo Laud in un giardino di Lambeth Palace, ed uno dal Vescovo di Pietroburgo. In entrambi i casi però le testimonianze di cui si è potuto disporre risultano contraddittorie. Per quanto concerne la testuggine dell'Arcivescovo Laud, il più antico documento è un vecchio cartello attaccato con un legaccio ad un carapace conservato in Lambeth Palace. Quantunque ormai quasi illeggibile, è ancora possibile decifrarlo. Vi sta scritto: "Corazza di una tartaruga che fu messa nel giardino di Lambeth dall'Arcivescovo Laud nell'anno 1633 e quivi rimase fino al 1753, quando sfortunatamente morì per la negligenza di un guardiano". Ma una seconda etichetta porta scritto che la tartaruga morì nel 1730 (all'età di centosette anni). Causa della sua morte fu il gelo perché "un giardiniere... per una stupida scommessa, la tolse dal suo rifugio invernale e non si curò poi di rimettervela". Si dice comunemente che la testuggine di Pietroburgo abbia vissuto per duecentoventi anni. Anche qui i dati sono contraddittori e insufficienti; essi si riferiscono ad un esemplare bene imbalsamato, conservato in una custodia di vetro nell'ingresso del palazzo episcopale. Tutto considerato la tartaruga visse almeno dal 1757 al 1819 (62 anni); ma non si può escludere che possa aver vissuto dal 1747 al 1839 (92 anni). L'esemplare ivi conservato è quello di una Testudo graeca di notevoli dimensioni, la cui corazza in linea retta misura venticinque centimetri.

Le popolazioni di testuggini giganti che abitano ancora nelle isole Galapagos sono molto ridotte di numero. Le dieci forme (e forse anche più) si trovano una per ogni isola, oppure vivono confinate sull'uno o sull'altro dei contigui vulcani della maggiore isola Abemarle, la quale, a quanto sembra, risultò dal confluire delle colate laviche dei crateri dei cinque vulcani che la compongono. Nel XVII secolo, quando le isole furono scoperte per la prima volta, le testuggini erano innumerevoli. Si narra che le pendici dei grandi vulcani nereggiassero di questi animali. Parlando di questa isola nel suo New Voyage around the World (1617), William Dampier afferma che "le tartarughe terrestri sono talmente numerose che cinque o seicento uomini potrebbero vivere a loro spese per parecchi mesi senza avere altre provviste. Sono talmente enormi e grasse, e cosi delicate, che nessun pollastrino potrebbe essere piú gradevole". Charles Darwin trascorse in quell'isola circa cinque settimane nel 1835 durante il viaggio del Beagle. Le osservazioni che poté fare sugli uccelli e sui rettili ebbero importanza decisiva per le sue considerazioni intorno alla "origine delle specie", poiché alle Galapagos egli costatò che le specie si erano evolute in ogni isola, conformemente alle diverse condizioni di vita di ciascuna di esse. A grado a grado si è costatato che in ognuna vive una forma differente di testuggine. Fu però molto difficile accordarsi sul nome di queste forme e i piú recenti autori le hanno riunite nell'unica specie Testudo elephantopus, considerando le dieci forme insulari come "sottospecie". Altri studiosi, invece, ritengono che le popolazioni dell'isola Albemarle rappresentino cinque forme distinte (e forse anche sei) e, dando maggior peso alle differenze che si riscontrano tra le varie forme, le considerano tutte alla stregua di "specie". Ma, tanto secondo l'una quanto secondo l'altra classificazione, le testuggini rimangono le stesse.

testudo2Le testuggini dell'isola Indefatigable hanno, tra le forme delle Galapagos, la corazza piú larga e raggiungono le maggiori dimensioni. Due di queste, ciascuna delle quali pesava oltre 13 chili quando, nel 1929, furono portate nello Zoo di Brookfield presso Chicago, nel 1955 avevano raggiunto il peso di quasi 181 chili.
Una pagina nera nella storia delle distruzioni arrecate dagli uomini alla vita degli animali selvatici è stata scritta con il quasi totale sterminio delle testuggini giganti delle isole Galapagos. Charles Darwin visitò l'arcipelago al tempo in cui la caccia alla balena nel Pacifico orientale era arrivata al suo apogeo: interrotta dalla guerra civile americana, declinò poi con l'affermarsi dell'industria petrolifera. Le baleniere erano battelli a vela che rimanevano lontani dai porti di imbarco per tre ed anche per quattro anni; in tali viaggi era della massima importanza avere carne fresca per mantenere l'equipaggio in salute e portare l'impresa a buon fine. Le enormi testuggini erano saporite e avevano il vantaggio non trascurabile di poter esser tenute vive per mesi e mesi nella stiva della nave. Così, per avere questo rifornimento di carne, si caricava a bordo un gran numero di tali animali prelevati nelle isole. Il naturalista dott. Charles Haskinks Townsend, esaminando i libri di bordo di vecchie baleniere, vi trovò certe registrazioni che facevano ammontare a piú di diecimila le grosse "Turpin" catturate sulle isole dai balenieri in 189 sbarchi, fra il 1831 ed il 1868. È ovvio che questo numero di diecimila vittime rappresenta solo una minima parte degli esemplari catturati in quei cento anni e piú, durante i quali la caccia alle balene si svolse nelle acque ad occidente dell'America del Sud.

DERMOCHELIDI

Tartarughe marine con corazza priva di placche cornee,e non saldata con vertebre e costole. Dimensioni massime per tutto l'ordine.

I dermochelidi comprendono tartarughe caratterizzate da:

  • corazza priva di placche cornee e costituita da placchette ossee di modeste dimensioni, a mosaico;
  • colonna vertebrale e costole non saldate alla corazza;
  • arti trasformati in ampie natatoie.
dermochelidi

I dermochelidi vivono esclusivamente in mare, frequentando soprattutto le acque calde tropicali. Il passaggio dalle tartarughe terrestri a scudo convesso alle tartarughe marine, mette a diretto raffronto due estremi: l'adattamento alla vita marina da una parte e quello alla vita terrestre dall'altra.Vi sono due famiglie nettamente distinte di tartarughe marine.Una è rappresentata dalla gigantescadermochelys coriacea (tartaruga liuto).Le particolarità strutturali della corazza della dermochelide hanno dato origine a varie teorie circa le sue affinità con le altre famiglie di tartarughe. Una teoria sostiene che si tratta di un indipendente adattamento alla vita marina da parte di un antico tipo di acqua dolce;e che tutte le rassomiglianze con le altre forme marine sono il risultato delle influenze modellatrici del continuo sforzo per il nuoto,eguali nei due gruppi.Alti anatomisti considerano la dermochelide come un ramo aberrante di un generico ceppo ancestrale non differenziato di tartarughe marine.

La conservazione delle Dermochelidi nei musei è un problema difficile da risolvere. Carne, pelle e persino lo scheletro, sono talmente saturi di olio che è oltremodo difficile sgrassarli. Un esemplare imbalsamato può trasudare olio per anni ed anni e continuare ad essere inzuppato di grasso. Lo studio più accurato delle Dermochelidi è quello condotto da P.E.P. Deraniyagala, direttore del Museo Colombo di Ceylon. Egli ebbe la fortuna di trovare un nido di uova fresche e descrisse lo sviluppo dell'embrione in una serie di articoli, che comparvero sul Ceylon journal of Sciences dal 1930 in poi; e nel 1939 furono raccolti in un grosso volume: The Tetrapod Reptiles of Ceylon. Per l'Atlantico le sole notizie sono quelle antiche (del 1846) che riguardano le coste della Giamaica, pubblicate da Filippo H. Gosse in A Naturalist's Sojourn in Jamaica (1851), e una relazione del giugno 1947 per la Florida, fornita da E. Ross Allen ad Archie F. Carr, la massima autorità americana in fatto di tartarughe.

(Foto tratta da : www.ittiofauna.it)

TRIONICHIDI

TRIONICHIDI o TARTARUGHE DAL GUSCIO MOLLE (Famiglia Trionychidae)

I Trionichidi o Tartarughe dal guscio molle, si distinguono da tutti gli altri TESTUDINATI per la mancanza di piastre cornee sulla corazza, che è ricoperta da una pelle spessa e circondata da un orlo cartilagineo.

Per deporre le uova, si allontanano temporaneamente dall'acqua, in cui trascorrono gran parte della loro vita. Sebbene siano in grado di procedere sul terreno con discreta velocità intraprendono di rado lunghi spostamenti; se le acque in cui dimorano si disseccano , si affondano nella melma e attendono l'epoca della piena . In acqua si muovono rapide per lunghi tratti. Una specie venne osservata in alto mare in notevole distanza dalla foce del suo fiume natio. In genere i Trionichidi divengono attivi solo dopo il tramonto del sole, e insidiano animali acquatici, pesci, molluschi e crostacei. Questi Testudinati vanno annoverati tra le forme più aggressive e mordaci dell'ordine .

La mole considerevole di specie e la loro carne eccellente fanno sì che vengano attivamente cacciate dall'uomo, il quale insidiarle usa ogni mezzo possibile: ami, reti e armi da fuoco. Meno saporite sono le uova.

La famiglia dei Trionichidi comprende tartarughe caratterizzate da:

  • Corazza prive di placche cornee;
  • muso molto allungato, simile ad una proboscide,
  • testa e collo completamente retrattili;
  • assenza di apertura auricolare;
  • arti con tre sole dita interne provviste di unghie.

I Trionichidi diffusi in Africa, Asia ed America settentrionale, sono eminentemente acquatici, agili e conducono vita crepuscolare e notturna nelle acque dolci.

La superfamiglia Trionychidae, la più esclusivamente acquatica tra tutti i gruppi di Criptodiri (ossia di quelle testuggini che ritirano la testa nel carapace piegando il collo in un piano verticale) si compone di due famiglie. Le tartarughe dal guscio molle, propriamente dette, hanno perduto del tutto le placche cornee della corazza. Le ossa, sia dello scudo che del piastrone, sono incluse in un tessuto cutaneo duro e spesso; esiste inoltre un orlo cartilagineo nel quale si possono trovare inserite delle ossa marginali. Le labbra sono carnose, del tutto dissimili dal becco corneo delle altre tartarughe ed il muso termina con una proboscide carnosa che funziona da condotto respiratorio, quasi come un piccolo sfiatatoio. Perciò queste testuggini dal guscio molle, che vivono esclusivamente nell'acqua dolce, rappresentano uno dei tipi più nettamente distinti tra le tartarughe. Il genere Trionyx è l'unico largamente diffuso e si trova abbondante nell'America del Nord, nell'est e nel sud dell'Asia e nell'Africa sino al Congo. Nell'Era Terziaria abbondava anche in Europa come lo dimostrano i resti fossili. Questi rettili sono molto alacri e smentiscono la reputazione di pigrizia nel gruppo delle tartarughe.

Nell'America del Nord la Trionyx spinifera, o amida spinifera, è la più diffusa. Deve il suo nome ai tubercoli molli, simili a spine, che orlano anteriormente il suo carapace. Questa specie è comune nei fiumi del bacino del Mississippi e del San Lorenzo e arriva a ovest sino alle Montagne Rocciose. La sua corazza può misurare 40 centimetri, ma in media si riscontra una minore lunghezza. La parte superiore del carapace è grigia olivastra con numerose macchie scure, che spesso si presentano come piccoli cerchi bruni (ocelli). Nelle vecchie femmine questo disegno tende a cancellarsi e il carapace presenta una superficie punteggiata o screziata con zone chiare e scure. Come in tutte le testuggini dal guscio molle, le zampe posteriori hanno il quarto e il quinto dito molto allungato, privi di unghie e palmati sino all'apice, così da formare una potente natatoia. Appena nati e in età giovanile sono esserini straordinariamente alacri: al momento della nascita il loro carapace è lungo appena 38 millimetri. Sul terreno si tengono ritte sugli arti e cercano di correre, non di camminare, verso il rifugio più vicino. Pur essendo totalmente acquatiche, spesso le adulte se ne stanno a giacere sulle rive dei fiumi per scaldarsi al sole.

La trionica spinifera si ciba quasi esclusivamente di insetti acquatici e di granchi. E' stata ingiustamente accusata di divorare pesci di valore alimentare o sportivo e di arrecare perciò gravi danni, ma più accurate osservazioni hanno dimostrato che i pesci, di qualsiasi specie, costituiscono soltanto una minima parte del suo nutrimento. Naturalmente, a causa delle sue abitudini alimentari, è una concorrente non trascurabile per i pesci. In compenso, però, questa tartaruga costituisce uno dei cibi più apprezzati nell'alimentazione di alcune popolazioni. La tartaruga dal guscio molle della Florida, Trionyx ferox, la più grande della famiglia, presenta in media maggiori dimensioni e raggiunge i massimi valori nella lunghezza del carapace. Sulle mascelle dei vecchi maschi possono svilupparsi ampie superfici masticatorie, probabilmente in conseguenza della loro abitudine a cibarsi di molluschi. La Trionyx muticus, che è priva di spine, è una specie distinta ed ha una distribuzione geografica stranamente limitata alla parte centrale dell'America del Nord. La si trova dalla Pennsylvania all'Illinois, nel bacino dell'Ohio, a nord lungo il Mississippi fino al Minnesota e ad ovest nel Missouri e nei fiumi Arkansas e Red, ma non nei fiumi che sfociano nel Golfo del Messico e neppure nel corso inferiore del Mississippi. Questa tartaruga è di forma più appiattita di quelle delle specie spinifera-ferox, e neppure presenta gli aculei molli che circondano il carapace in tale gruppo. Ne differisce anche per una particolarità dei condotti nasali; tutte le altre testuggini dal guscio molle hanno una cresta sporgente sul setto che separa i condotti nasali, cresta che manca nella muticus. In questa specie, le ossa interne del carapace e del piastrone sono caratteristiche e si possono riconoscere tra i fossili fin dal Cretaceo.

Le tartarughe dal guscio molle d'Asia e d'Africa presentano una varietà ancora più ampia. Comprendono sei generi distinti che differiscono per lo sviluppo delle ossa del piastrone. Comunque non esistono meno di dieci specie, che sono messe nello stesso gruppo con le forme nordamericane. Come già detto, il genere Trionyx era presente in Europa verso la metà del Terziario. Delle dieci specie viventi, una è la comune tartaruga dal guscio molle del Nilo, il cui areale si estende dal Nilo attraverso il bacino del Congo e si trova anche in alcuni piccoli fiumi costieri della Palestina. Questa specie, Trionyx triunguis, è una delle maggiori forme di questo genere, giacché lo scudo dorsale misura spesso 60 centimetri e anche più di lunghezza. Questa tartaruga presenta lo stesso dimorfismo nelle mascelle come la Trionyx ferox d'America, giacché quelle che si nutrono di molluschi hanno larghe superfici atte a stritolare, e quelle che si nutrono di pesci hanno robusti margini taglienti. Nelle specie africane si presume che ciò sia in rapporto con l'età e col sesso.Un'altra specie di Trionyx vive nell'Eufrate. L'India peninsulare è popolata da non meno di quattro specie; altre tre si trovano in Birmania e nel sud-est dell'Asia, mentre una è presente in tutta la Cina orientale. Talune di queste presentano due paia di vistose macchie nere ocellari sulla parte superiore del carapace. Tra i rimanenti generi, ricordiamo uno dei più grandi che è la Pelochelys bibroni, la tartaruga dal guscio molle della Malesia; il suo carapace può superare in lunghezza i 61 centimetri. Questa specie ha una vastissima diffusione geografica, dal sud della Cina attraverso le Indie Orientali sino alle Filippine e alla Nuova Guinea. Una distribuzione così estesa sta a dimostrare o che essa può attraversare spontaneamente le acque marine (il che è improbabile), oppure che è stata trasportata come alimento dai Malesi (e questo è più probabile).Un'altra forma di grandi dimensioni, la Chitra indica, la tartaruga dal guscio molle con la lunga testa, vive nel nord dell'India, in Birmania, nel Siam e nella Penisola Malese. Ha la testa eccezionalmente allungata e stretta, e il collo lungo. Il carapace può superare i 75 centimetri. Una terza forma, Dogania, è di minori dimensioni (25 centimetri circa) ed è pure largamente diffusa nel sud-est asiatico.

SPECIALE: universo tartarughe

TARTARUGHE: Rettili con corpo protetto da una corazza ossea. Privi di denti, hanno un becco corneo.
Questo ordine comprende in maggioranza forme terrestri o dulcacquicole ed anche un certo numero di specie che vivono in mare. La sua distribuzione interessa essenzialmente tutte le zone calde e temperate del globo. L'ordine comprende circa duecento specie.


ORDINI:

CHELIDI 
Tartarughe dotate di strane appendici cutanee sul capo e sul collo. Incapaci di ritrarre il collo entro la corazza, lo ripiegano lateralmente.
PELOMEDUSIDI 
Tartarughe d'acqua dolce incapaci di ritrarre completamente il collo entro la corazza. Sono dotate di carapace con forma idrodinamica.
EMIDIDI 
Tartarughe, prevalentemente d'acqua dolce, con corazza di forma più o meno ovale, idrodinamica.
TRIONICHIDI & CARETTOCHELIDI
Tartarughe d'acqua dolce con corazza senza placche cornee, muso simile ad una proboscide, testa retrattile entro la corazza. Arti con unghie alle tre sole dita interne.
DERMOCHELIDI 
Tartarughe marine con corazza priva di placche cornee, e non saldata con vertebre e costole. Dimensioni massime per tutto l'ordine.
CHELONIDI 
Tartarughe marine con scudo depresso, cuoriforme, coperto di grandi placche cornee; arti trasformati in potenti natatoie.
CHELONIDRIDI o Tartarughe azzannatrici 
Tartarughe con scudo ridotto, ossificato solo ad età pienamente adulta; piastrone non saldato al carapace, ma ad esso articolato; coda lunga.
TESTUDINI o Tartarughe comuni 
Tartarughe terrestri con corporatura massiccia, carapace molto convesso, arti colonnari; capo e arti retraibili entro la corazza.

Articoli più letti

Login

ricordati-di-me

Immagini Utenti
 
Online

Abbiamo 21 visitatori e un utente online