Preferenze sociali nei pesci
Lo zebrafish si rivela utile anche per lo studio del comportamento e dell'evoluzione sociale
Studiando lo zebrafish, un organismo modello ampiamente usato nelle analisi genetiche, alcuni ricercatori hanno scoperto che durante le interazioni sociali con gli altri pesci gli individui preferiscono uno schema di colori rispetto a un altro, basandosi sulle loro precedenti esperienze.
La ricerca, che estende l'utilità degli zebrafish agli studi del comportamento e dell'evoluzione sociale, è stata condotta da Raymond E. Engeszer, David M. Parichy e Michael J. Ryan dell'Università del Texas.
Il comportamento sociale degli animali è di grande interesse sia per i biologi che per gli psicologi. Il nuovo studio suggerisce che una conoscenza estesa della genetica degli zebrafish può offrire ai ricercatori l'opportunità di capire come geni, sviluppo e ambiente conducano ai comportamenti che mediano le interazioni sociali.
Gli investigatori hanno esaminato come i pesci scelgono le loro compagne durante la formazione di un branco. I pesci erano stati manipolati geneticamente in modo da presentare schemi di colori drasticamente differenti: blu con strisce dorate oppure un colore grigio uniforme. Inizialmente alcuni pesci sono stati allevati in vasche con individui dello stesso colore oppure del colore alternativo. Quando i pesci sono stati lasciati liberi di scegliere con chi associarsi, preferivano in gran parte lo schema di colori che avevano imparato a conoscere meglio, indipendentemente dal proprio colore.
Raymond E. Engeszer, Michael J. Ryan, David M. Parichy, Learned Social Preference in Zebrafish. Current Biology, Vol. 14, n. 10 (25 maggio 2004).
(Tratto da Le Scienze)
Importanza dell’acqua in un acquario
Molto spesso l’acquariofilo alle prime armi tende a sottovalutare l’importanza che riveste l’acqua nel sistema acquario. La prima cosa che viene in mente di fare è utilizzare l’acqua del rubinetto di casa e come vedremo questa soluzione molto spesso non è la migliore.
Mediamente l’acqua degli acquedotti italiani si presenta come acqua piuttosto “dura”, ricca cioè di sali quali possono essere i carbonati (KH) o di Calcio e Magnesio (GH). In alcuni acquari come ad esempio quelli per Poecilidi o Ciclidi del lago Malati questo può rappresentare un vantaggio in quanto i pesci di questi biotopi vivono in natura in acque con queste caratteristiche.
In caso però di acquari che vogliono rappresentare un biotopo di fiume amazzonico, dove l’acqua è molto tenera e acida, o altri allestimenti particolari ecco che l’acqua del rubinetto delle nostre case non si rivela più idonea. Inoltre, un altro motivo che può essere controproducente nell’utilizzo dell’acqua di acquedotto è la presenza di Fosfati o Silicati, sostanze che favoriscono la crescita di antiestetiche alghe.
Quali sono dunque le alternative? Il metodo più diffuso per ottenere un’acqua adeguata alle esigenze del nostro acquario è l’osmosi inversa. Quest’acqua viene prodotta tramite un impianto che tramite apposite membrane elimina le sostanze che possono essere nocive (Nitrati) e rende l’acqua tenera depurandola dei carbonati e del duo Calcio/Magnesio oltre che di molte altre sostanze indesiderate. Avremo quindi un’acqua con KH (durezza carbonatica) a 0 e GH (definita a volte durezza totale, ma è una definizione inesatta) anch’essa a 0. L’acqua così prodotta non potrà essere utilizzata pura ma dovrà essere corretta con appositi sali in vendita nei negozi d’acquari oppure tagliata con acqua di rubinetto fino a raggiungere i valori voluti, la scelta migliore si rivela comunque quella dei sali. L’acqua prodotta per osmosi inversa si può acquistare presso i negozi di acquari oppure si può produrla in casa tramite appositi impianti hobbystici in vendita a partire da circa 100 euro.
Un altro metodo per produrre acqua con durezza 0 è quello di utilizzare apparecchi con resine a scambio ionico, anche se il processo risulta più complicato dell’osmosi inversa e non e’ da consigliare a meno che non si abbia già in casa o sul posto di lavoro un impianto simile (attenzione però, le resine industriali non sono adatte!)
Rimangono infine altri due metodi per procurarsi acqua idonea per gli acquari e , molto spesso, le domande che vengono poste dai principianti riguardano appunto questi: l’acqua distillata e l’acqua minerale. Bisogna innanzitutto precisare una cosa molto importante, l’acqua distillata in vendita nei supermercati per batterie e ferri da stiro, non deve essere assolutamente utilizzata in quanto viene prodotta utilizzando impianti a scambio ionico. Direte voi: ma lo scambio ionico non era considerato idoneo? Certamente ma dovete sapere che per la rigenerazione delle resine si utilizzano acidi e che per la tipologia di utilizzo dell’acqua in questione, batterie e ferri da stiro, non necessitano di un risciacquo accuratissimo, questo comporta che in tale acqua possa esserci la presenza di residui d’acido che avvelenerebbero il vostro acquario portando alla morte gli abitanti. La soluzione migliore in questi casi è l’acqua bidistillata in vendita nelle farmacie, il problema è che il costo di quest’ultima non è in genere conveniente. Anche per quanto riguarda l’acqua minerale il prezzo è uno degli elementi che scoraggiano il suo utilizzo, inoltre sono poche le acque che si possono considerare idonee, e per saperlo dovrete giocare al piccolo chimico con i valori riportati sulle etichette. Concludendo direi che l’acqua in assoluto più indicata per i nostri acquari è quella prodotta per osmosi inversa, si trova praticamente in tutti i negozi di acquari, si può, nel caso ne serva molta, produrre da soli tramite un impiantino poco ingombrante e ci aiuta contro la proliferazione di alghe, basta aggiungere un pizzico degli appositi sali e otterremo un’acqua che potrà essere praticamente identica a quella del luogo di provenienza dei nostri pesci.
Ah, visto che parliamo di acqua, ricordatevi sempre di cambiarla almeno una volta ogni 15 giorni in percentuali tra il 15% e il 30%.
Sergio Bassetti
FORESTA PLUVIALE AMAZZONICA
Per ottenere validi risultati è però indispensabile una buona conoscenza delle caratteristiche fisiche e chimiche tipiche dell'ambiente dell'Amazzonia o, più appropriatamente, di quel particolare ambiente amazzonico che si vuole scegliere tra i molti possibili.
E' utile quindi raccogliere informazioni sulla temperatura dell'acqua, sulle condizioni di luce e corrente, sul tipo di fondo, sulla struttura e le caratteristiche della riva, il tipo di alghe e piante presenti del biotopo che intendiamo realizzare.
L'AMBIENTE NATURALE
Il Rio delle Amazzoni e la rete sterminata di rivi, torrenti, fiumi, paludi, foreste inondate, laghi e lagune formano il maggiore e più variegato bacino idrografico della Terra.
Questo grande fiume nasce da un ruscello sul monte Huagro nelle Ande peruviane, a più di cinquemila metri di altezza, e scorre per 6518 chilometri, prima di arrivare alla foce, toccando sei Paesi: Perù, Ecuador, Bolivia, Venezuela, Colombia, Brasile.
Per orientarsi nel dedalo dei suoi affluenti, è utile dividere le acque appartenenti al bacino del Rio delle Amazzoni in base al colore che, oltre a indentificarne la provenienza, dà un'informazione immediata sulla composizione dei suoli d'origine e sulla possibilità di vita dei vari organismi acquatici.
Le acque dei fiumi amazzonici presentano tre principali tipologie:
White Water (acque bianche): acque fangose con molto materiale in sospensione che provengono da aree con intensa erosione. Sono acque ricche di sali minerali disciolti, neutre o leggermente alcaline. Appartengono a questa categoria l'Ucayali- Solimões, il Putamayo, lo Japurá, il Napo e il Madeira; quindi la maggior parte del corso del Rio delle Amazzoni ha acque bianche.
Clear Water (acque chiare): acque trasparenti provenienti da affluenti che hanno origine da sud come il Tapajos e lo Xingù e attraversano bianche terre sabbiose colorandosi di un tenue verde-azzurro. Dal punto di vista chimico sono abbastanza simili ai fiumi neri.
Black Water (acque nere) o fiumi delle fame come li definiscono gli indigeni. Appartiene a questa categoria il Rio Negro. La definizione indigena rende conto dell'acidità della loro acqua e della scarsità di vita che in essi si riscontra. Il colore di questi fiumi è dovuto agli umori acidi disciolti nei terreni di provenienza e al tannino prodotto dalla vegetazione decomposta sotto la superficie.
Ovviamente esistono, oltre a questi tre tipi di acque, anche molte situazioni intermedie.
L'ACQUA
Il pH acido e una carenza di sali minerali disciolti sono caratteristiche tipiche delle acque dell'Amazzonia; ciò significa che sia la durezza totale che quella carbonatica di queste acque sono estremamente basse.
E' tuttavia importante sottolineare che altre acque sempre appartenenti al bacino del Rio delle Amazzoni, e in particolare le acque del Perù e della Bolivia, non si attengono a questi parametri generalmente accettati dagli acquariofili.
In queste regioni, infatti, si trovano acque bianche con durezza media e un pH neutro o leggermente alcalino.
I valori dell'acqua rilevati nei biotopi naturali si possono ottenere abbastanza facilmente in acquario anche partendo da acqua del rubinetto con caratteristiche chimiche totalmente diverse. Esistono per questo scopo efficaci impianti di demineralizzazione e diversi sistemi per abbassare il pH.
Nella ricostruzione di un biotopo naturale e per l'allevamento di pesci provenienti dalle regioni amazzoniche è quindi molto importante informarsi della provenienza delle specie che si vogliono ospitare. Anche perché spesso molti dei pesci e delle piante oggi in vendita proviene da allevamenti che mantengono standard di vita diversi da quelli "naturali".
LE SPECIE
Non tutti i pesci amazzonici sono stati individuati o descritti ma si ritiene che ve ne siano tra le 2500 e le 3000 specie. I due ordini più numerosi sono i Caraciformi e i Siluriformi che insieme formano l'80 % dei pesci amazzonici.
Gli esemplari che interessano più direttamente gli acquariofili di tutto il mondo sono quelli che prosperano negli affluenti dall'acqua più bassa e nelle zone vicino alla riva e nella parte di foresta allagata: molti Caracidi come il noto Neon, molti Ciclidi fra cui i famosi Scalari e Discus e i non meno famosi Apistogramma, Cichlasoma ed Aequidens, numerosissimi Siluridi quali i Corydoras per citare solo i più conosciuti.
Non si ha, quindi, che l'imbarazzo della scelta facendo sempre attenzione alle necessità dei singoli e alla compatibilità tra le specie
ALLESTIMENTO
Il fondo: In genere il fondale naturale dei fiumi d'acqua bianca è fangoso e i fiumi d'acqua nera hanno un letto sabbioso. Al contrario i fiumi d'acqua chiara hanno un fondo roccioso o sassoso.
In generale, pesci provenienti da fiumi d'acqua nera o bianca si trovano bene e possono mostrare tutta la vivacità dei loro colori sopra un fondo scuro; le specie che nuotano nei fiumi d'acqua chiara, invece, preferiscono un ambiente più luminoso.
I rifugi :Per arredare un acquario biotopo per pesci amazzonici si deve, in generale, provvedere ad una quantità sufficiente di rifugi che i pesci provenienti dalle acque scure o bianche trovano in natura tra alberi e rami caduti in acqua mentre le specie provenienti da acque chiare li cercano sotto i sassi o tra di essi. Per l'allestimento dell'acquario si possono a questo scopo scegliere legni, mezzi gusci di noci di cocco, canne di bambù e grossi sassi.
Le piante: I pesci lungo le rive dei corsi d'acqua nuotano al riparo della vegetazione emersa, parzialmente ricoperta d'acqua o tra le piante pendenti nell'acqua. Solo in casi eccezionali i pesci trovano riparo tra le piante acquatiche, poiché le acque dell'Amazzonia, spesso torbide, non fanno penetrare sul fondo la luce necessaria per la crescita delle piante.
Per questo motivo i puristi sostengono che per riprodurre fedelmente questi biotopi si deve fare a meno della vegetazione. Tuttavia le piante, oltre a rendere l'acquario più bello, sono spesso importanti per il benessere dei pesci offrendo ulteriori ripari e anche un substrato su cui deporre le uova.
Nei laghi e negli stagni le piante galleggianti forniscono una protezione ulteriore.
In un acquario aperto, ad esempio, Ceratopteris cornuta o C. pteridoides o Eichhornia crassipes e Pistia stratiotes galleggianti sulla superficie creano un ambiente gradito ai pesci. Queste piante, inoltre, formano delle zone d'ombra smorzando l'illuminazione troppo diretta: questo è importante poiché la maggior parte delle specie provengono da acque che scorrono all'ombra della o la cui colorazione impedisce alla luce di filtrare fino al fondo.
Il fondo può essere ricoperto da piante basse che sostituiscono il fogliame riscontrabile nell'ambiente naturale. Sono molto indicate la Microsorium pteropus, Vesicularia dubyana, Anubias nana, anche se non provengono da queste regioni. Per una ricostruzione più fedele sarebbe meglio optare per Echinodorus tenellus.
Un altro ambiente popolato di pesci amazzonici è il ruscello. Per la ricostruzione di questo biotopo è necessario muovere l'acqua con una pompa centrifuga supplementare e in questo caso si deve rinunciare alla vegetazione sommersa allestendo l'acquario con legni e sassi. Togliendo il coperchio, si può tuttavia coltivare sopra l'acquario qualche pianta (Pothos, Philodendron) in modo tale che qualche radice e qualche foglia finiscano nell'acqua dell'acquario.
DUE ESEMPI
I°) Sponda di un piccolo fiume amazzonico - vasca da 100 litri
Per il filtraggio: normale filtro interno caricato con spugna sintetica, lana di perlon, cannolicchi.Per abbassare il pH (ideale 6.5) soprattutto se si vuole ottenere la riproduzione conviene predisporre nel filtro uno spazio che consenta il filtraggio attraverso torba. Nel filtro può anche alloggiare il termoriscaldatore (1da 200watt è sufficiente) per alzare la temperatura a 25 °C in vasca.
L'acqua del rubinetto può andare bene, purchè la sua durezza non superi i 10 dGH altrimenti conviene diluirla con acqua distillata o trattarla (osmosi inversa o resine).
Allestimento: come materiale di fondo si può usare ghiaietto scuro di granulometria fine. In secondo piano poniamo un tronco abbastanza grosso e alcuni altri pezzetti di legno. Verso il fondo si pianta della Vallisneria spiralis e tra i rami qualche pianta di Hydrocotyle leucocephala.. In primo piano si forma un tappeto con Echinodorus tenellus. Per scurire il fondo si possono usare delle foglie marroni di faggio.
Possiamo scegliere fra diverse specie di pesci, ad esempio sempre molto belli e amati sono i neon: ne possiamo introdurre una decina. Insieme ai neon possiamo introdurre 4 Corydoras qualche ciclide nano e qualche Caracide, per esempio 6 del genere Hyphessobrycon (come H. bentosi bentosi) oppure un gruppetto di Carnegiella insieme a un piccolo Loricaride come Ancistrus pulchra. Queste associazioni si ritrovano anche nell'ambiente naturale.
II°) La foresta allagata, ambiente palustre
Acquario di dimensioni variabili - può essere anche piccolino -senza coperchio.
Il livello d'acqua sarà dai 10 ai 20 centimetri.
Insieme alle piante, che in questo ambiente sono importanti, si possono tenere diversi piccoli ciclidi e caracidi.
La parte emersa può essere terrazzata. Vi si può coltivare dei Philodendron che immergono le loro radici aeree nell'acqua. Fate attenzione che se queste radici si rompono secernono un lattice velenoso per i pesci. Le radici di questa pianta si infittiscono parecchio e creano ottimi rifugi per i piccoli pesci.
Sulla parte emersa o esternamente alla vasca si può piantare anche del Pothos.
Il vetro posteriore può essere rivestito di lastre di torba pressata o con sughero in cui si piantano delle bromelie. Sul fondo, coperto di ghiaietto a granulometria fine e scuro, si possono piantare degli Echinodorus sp. E verso le pareti della Cabomba. Se l'acqua è sufficientemente alta possiamo immettere qualche pianta galleggiante come Pistia stratiotes o Ludwigia
L'illuminazione deve essere effettuata con lampade a sospensione.
Si può aggiungere un piccolo impianto per mantenere il livello dell'acqua costante considerata la mancanza del coperchio.
Alessandra Ardemagni
RISAIE E ACQUE STAGNANTI DEL SUDEST ASIATICO
RISAIE E ACQUE STAGNANTI DEL SUDEST ASIATICO
Il sudest asiatico è un insieme di terre continentali e di numerose isole, tutte localizzate nella fascia equatoriale o intertropicale.
In questa parte del mondo ci sono dei particolari biotopi caratterizzati dalle acque stagnanti delle risaie, dei relativi canali di irrigazione, delle paludi o degli stagni ricchi di vegetazione dove vivono molti dei più popolari pesci dei nostri acquari d'acqua dolce tropicale.
Le aree paludose, così come le risaie, si trovano generalmente nelle piane basse, dove si raccoglie l'acqua d'inondazione dei fiumi che, nella stagione delle piogge, defluiscono gonfi dalle vicine alture. Ciò crea diverse situazioni di habitat paludoso in cui molti pesci si ritrovano a coesistere.
Si tratta generalmente di corpi d'acqua ferma, poco profondi che, soggetti a forte intensità luminosa, si riscaldano velocemente e raggiungono temperature superiori (fino a 30°C o più) ai corsi d'acqua presenti nella stessa area.
A causa degli accumuli di resti vegetali, parzialmente decomposti e imbevuti d'acqua, tali ecosistemi acquatici sono piuttosto torbidi, presentano alti livelli di sostanza organica, bassi livelli di ossigeno e sono generalmente acidi (spesso il pH mostra valori compresi tra 5 e 6). Tuttavia, estendendosi per ampie aree intercomunicanti, mostrano basse concentrazioni di nitriti e nitrati, che vengono degradati attivamente dalle efficienti popolazioni batteriche presenti.
Il fondo di queste acque è costituito quasi sempre da sabbia piuttosto fine, scura, spesso ricoperta da un fitto strato di melma derivante dalla decomposizione della sostanza organica. La durezza di queste acque varia a seconda delle zone geografiche e del periodo dell'anno, ma per la composizione del suolo - essenzialmente lateritico - e per il clima caratterizzato da precipitazioni più o meno regolari, i valori tendono ad essere anche molto bassi: intorno a 3 -4°dGH (gradi tedeschi).
Parte della superficie di questi corpi d'acqua è ricoperta da un tale fitto groviglio di piante galleggianti, che la luce del sole, pur essendo qui molto intensa, non arriva sul fondo, anche quando il livello dell'acqua è inferiore ad un metro e, di conseguenza, in questo habitat troveremo difficilmente piante completamente sommerse.
Inoltre, molto spesso sulla terraferma esiste una vegetazione rigogliosa d'alto fusto che ostacola ulteriormente la crescita di piante subacquee.
Una fitta vegetazione acquatica cresce ai margini del bacino in cui si trovano anche legni di torbiera: in queste zone il pH diventa più acido, specialmente nelle ore notturne.
Queste acque ferme, silenziose, dove tra alghe e piante sembra che nulla si muova, sono in realtà abitate da molte specie viventi che trovano cibo e riparo proprio tra la vegetazione dello stagno.
I pesci presentano sofisticati adattamenti in relazione alle caratteristiche chimico - fisiche proprie di questo habitat. L'ambiente particolarmente anossico, caratterizzato cioè da carenza di ossigeno (uno dei fattori limitanti più importanti) rende la respirazione branchiale in alcuni casi insufficiente, ossia non in grado di soddisfare pienamente il fabbisogno di ossigeno richiesto dall'organismo.
Per superare questo problema diverse specie sono provviste di organi accessori, evolutisi nel corso di milioni di anni, atti ad estrarre questo elemento direttamente dall'aria (ossigeno atmosferico), oppure hanno ampliato la funzionalità delle strutture preesistenti (branchie, vescica natatoria, intestino).
Certamente molti avranno avuto nel loro acquario qualche Betta, Colisa e Trichogaster, tutti appartenenti al sottordine degli Anabantoidei. Il nome deriva da "anabas", una parola greca che significa "che sale" e infatti alcuni di questi pesci sono in grado di abbandonare l'acqua e spostarsi sulla terraferma.
La vita degli Anabantoidei asiatici nell'habitat sopra descritto, proibitivo per molti altri pesci, è resa possibile dalla presenza di un particolare organo respiratorio ausiliario, il labirinto - da cui il nome Labirintidi con cui si usa chiamare più comunemente questi pesci -, situato al di sopra delle branchie.
L'aria, introdotta ed espulsa dalla cavità orale, viene fatta passare attraverso una fitta rete di canalicoli, le cui pareti sono ricoperte di numerose lamelle che ne aumentano la superficie respiratoria. Lo scambio gassoso, con rilascio di anidride carbonica e il contemporaneo arricchimento di ossigeno da parte del sangue, avviene attraverso i capillari sanguigni presenti sulle lamelle. Tale apparato si è dimostrato talmente efficace da diventare in alcune specie il sistema di respirazione primario.
In condizioni di sufficiente umidità, quest'organo permette la sopravvivenza dei Labirintidi fuori dall'acqua addirittura per alcune ore.
In particolare, quando nei periodi di siccità lo specchio d'acqua comincia a prosciugarsi, Anabas testudineus, originario del Sudest asiatico, riesce ad abbandonare l'ambiente acquatico e a portarsi sulla terraferma, "camminando" per brevi percorsi alla ricerca di un nuovo habitat. Naturalmente per fare questi spostamenti si serve delle pinne ventrali su cui si appoggia, delle pettorali che muove alternativamente e della pinna caudale che utilizza come organo propulsore.
I generi Colisa, Macropodus, Trichogaster, Belontia, Helostoma e Betta fanno parte tutti del gruppo o meglio della famiglia più vasta degli Anabantoidei, i Belontiidae.
L'essere dotati di labirinto ha permesso a questa famiglia, la cui diffusione è circoscritta all'Asia sudorientale, di rendersi indipendente dalla respirazione branchiale e di insediarsi percio' in ambienti poveri di ossigeno quali canali e stagni ricchissimi di vegetazione, campi di riso inondati e quindi melmosi e persino piccole pozze d'acqua.
Come adattamento alle difficoltà che la vita in simili ambienti comporta, la maggior parte dei Belontidi reca sui primi raggi delle pinne ventrali ricettori tattili e olfattivi estremamente sensibili (particolare molto evidente in Colisa e Trichogaster). In acquario si può notare come questi pesci si spostino tendendo in avanti queste antenne che si muovono in ogni direzione per esaminare l'ambiente circostante.
Inoltre, in ambienti così ricchi di vegetazione sono comuni le specie che hanno il corpo compresso lateralmente: ciò consente di effettuare agili scatti tra le piante acquatiche pur non assicurando una elevata velocità sulle lunghe distanze.
Le varie specie di Anabantoidei sono più o meno intolleranti l'una verso l'altra, soprattutto in acquari ristretti. Esemplari adulti di Trichogaster trichopterus potrebbero essere ospitati nello stesso acquario, anche in gruppi formati da 3 o 4 coppie, ma solo in una vasca grande e con folta vegetazione. I maschi di questa specie, a mano a mano che crescono, sviluppano spesso una marcata intolleranza verso altri individui dello stesso sesso. Eventuali coinquilini Labirintidi dovrebbero essere specie robuste e non timide, come ad esempio Macropodus opercolaris o Betta splendens (un maschio con tre o quattro femmine) che si ritrovano negli stessi biotopi di T. trichopterus.
Le altre specie appartenenti al genere Trichogaster sono solite costruire ampi nidi di schiuma frammista a elementi vegetali e sono di indole relativamente tranquilla, quasi timida come ad esempio T. leeri, il più bello del suo genere, T. pectoralis e T. microlepis.
Un acquario di circa 100/110 litri potrebbe ospitare tranquillamente Tricogaster leeri, ad esempio due coppie adulte, con tre di Colisa labiosa e tre di Colisa fasciata che invece non hanno problemi di intolleranza con parenti piu' o meno stretti.
Anche le specie del genere Colisa, che raggiungono taglie inferiori rispetto a quelle dei Trichogaster, sono solite costruire nidi di schiuma in cui vengono deposte le uova.
Del genere Trichopsis si ritrovano nelle acque stagnanti le specie Trichopsis vittatus e T. pumilus (Gourami nano), originari della Thailandia e del Vietnam. Al pari di Trichogaster leeri, i pesci del genere Trichopsis sono soliti emettere suoni acuti ringhianti, sia durante i corteggiamenti che precedono la fecondazione sia nel corso dei "duelli".
T. vittatus e T. pumilus sono forse fra i più timidi Labirintidi conosciuti e questa loro caratteristica, unita al fatto che hanno entrambi taglia relativamente piccola (raramente al di sopra dei 4 centimetri), spiega perché molti consigliano di dedicare ai Trichopsis acquari speciali.
Anche Belontia hasselti e Belontia signata, per il loro carattere generalmente aggressivo, dovrebbero essere ospitate solo in acquari speciali.
Degno di nota è anche Helostoma temminckii, specie pacifica e planctofaga appartenente alla famiglia Helostomidae: i combattimenti fra i rivali culminano nei cosiddetti "baci", da cui il nome comune di "pesci baciatori"
Nell'acquario: un esempio di biotopo di acque stagnanti del Sudest asiatico
Arianna Sironi
Nell'acquario: un esempio di biotopo di acque stagnanti del Sudest asiatico
Scegliamo un acquario di almeno 100 litri per ospitare Anabantidi di varie dimensioni, anche quelle che raggiungono una lunghezza intorno ai 10 - 12 centimetri.
La vasca dovrebbe essere dotata di un buon filtraggio senza però che la pompa centrifuga crei una vera e propria turbolenza; si può quindi predisporre il tubo di rientro circa 5 centimetri sotto il livello dell'acqua dell'acquario.
Come substrato per il fondo - che dovrà essere sicuramente più povero di sostanze organiche rispetto al terreno reale - ghiaietto fine (grana non superiore ai 2-3 millimetri) frammisto a laterite al fine di arricchire il fondo di sostanze nutritive per le piante.
Per l'arredamento, vanno bene legni di torbiera e qualche canna di bambu' nel retro o ai lati dell'acquario.
Per riprodurre più o meno fedelmente un biotopo di acqua stagnante del Sudest asiatico, è necessario avere una densa vegetazione in acquario dove i pesci possano trovare rifugio e protezione.
Nello spazio rimanente, quindi, deve essere piantata una fitta vegetazione, lasciando però un'area libera se si ha intenzione di tenere pesci piuttosto vivaci.
Oltre ai Labirintidi, abitanti degli strati superiori dell'acqua, si possono allevare in questo acquario altri pesci tipici di questo biotopo come: Rasbora dorsiocellata, R elegans, R heteromorpha, R. maculata, R. urophthalma. Probabilmente Rasbora heteromorpha, pacifica e reperibile negli stessi ecosistemi anche in gruppi numerosi, rappresenta la specie ideale da affiancare qualsiasi Labirintide.
Insieme alle Rasbore si possono tenere anche Brachydanio kerri e B. nigrofasciatus, Ciprinidi della lunghezza di 4-5 centimetri, molto pacifici che devono essere mantenuti in gruppi numerosi e, come le Rasbore, avere spazi liberi per il nuoto.
Alternativamente alle Rasbore si può pensare di introdurre alcune specie di Barbus, appartenenti anch'essi alla famiglia dei Ciprinidi. Sono pesci biologicamente adattabili riuscendo la stessa specie a vivere sia in fiumi dalle acque correnti che in acque ferme, come Barbus titteya, B. orphoides, B. oligolepis, e B.tetrazona. B. pentazona pentazona predilige invece le acque calme e necessita di acqua più calda rispetto agli altri Barbus (27-30 °C). E' un pesce piuttosto pacifico, molto resistente e adatto a essere allevato in banco.
Tutti questi pesci nuotano nella zona centrale dell'acqua, mentre per il fondo possiamo scegliere due rappresentanti dei Cobitidi: Botia sidthimunki (Botia nana) e Pangio kuhlii. Al contrario della maggior parte delle altre specie del genere Botia, la "Botia nana" è sempre molto attiva durante tutto il giorno e, per evitare che diventi timida, è tuttavia indispensabile allevarla in gruppi di almeno 4 esemplari. In questo modo si può non solo apprezzare una migliore colorazione della livrea, ma osservare anche il tipico comportamento di gruppo con la formazione di una scala gerarchica.
La vasca verrà riempita con acqua avente le seguenti caratteristiche chimico-fisiche: pH 6.5; durezza totale 5-15' dGH; temperatura 24-28 °C.
Si può porre della torba nel filtro, sia per abbassare l'acidità dell'acqua di rete, sia per conferirle, grazie al rilascio di acidi umici, la colorazione ambrata che hanno spesso i corpi d'acqua di queste aree ed evitare anche così una illuminazione troppo intensa.
E' importante inoltre ricordare che i pesci Labirintidi respirano aria atmosferica alla superficie dell'acqua e nel caso quest'aria fosse troppo fredda potrebbero verificarsi alterazioni anche gravi della mucosa respiratoria: l'aria assunta dovrebbe avere circa la stessa temperatura dell'acqua, nonché un certo grado di umidità.
Tra le piante galleggianti possiamo scegliere Lemna, Trapa, Pistia, Riccia - tipiche dell'habitat degli Anabantoidei e qualche ninfea che sviluppa bellissime foglie galleggianti.
Tra le piante sommerse, a questo punto, dovremo scegliere specie che non abbiano particolari esigenze per quanto riguarda la luce: Aponogeton undulatus, proveniente dall'India e dalla Birmania, Cryptocoryne affinis, originaria della penisola malese e Cryptocryne cordata della Thailandia. Diffusa in tutto il Sudest asiatico, la Cryptocryne ciliata, a differenza di altre Cryptocoryne, necessita un'illuminazione più forte, quindi non è da utilizzare sotto piante galleggianti. Le Cryptocoryne fanno sentire a casa propria i pesci ospitati e non pongono quasi nessun problema d'allevamento.
Si possono anche fissare il Microsorium pteropus (la felce di Giava) o Vesicularia su qualche legno dubiana. Anche il genere Hygrophila è ben rappresentato: si tratta di piante resistenti e facili da tenere, ma hanno bisogno di un 'intensa illuminazione per crescere bene.
Altri articoli...
- I pesci delle risaie
- ACQUARIO D’ACQUA DOLCE TEMPERATA
- L’ACQUARIO MARINO TROPICALE
- Xiphophorus maculates
- Rasbora heteromorpha
- paracheirodon innesi
- Lebistes reticulatus
- Crossocheilus siamensis
- Colisa laila
- L’ACQUARIO D’ACQUA DOLCE TROPICALE
- IL MIO ACQUARIO
- Che cos’è un acquario e vale la pena di averne uno?
- I PESCI ABISSALI











