IL CAVALLO ARABO
L’origine del cavallo arabo è antichissima ed è pressoché impossibile ricostruire la sua storia. Probabilmente discende da un antenato selvatico che viveva nella penisola arabica fin dall’era glaciale. Gli scritti più antichi in cui vengono citati cavalli provenienti dall’Arabia meridionale risalgono al 400 a.C. Nel corso dei secoli gli arabi hanno perfezionato questa razza, ottenendo così un cavallo molto versatile. Il clima, l’alimentazione e una dura selezione (sia naturale che artificiale), hanno contribuito alla creazione di un cavallo dalle doti eccezionali. Infatti solo cavalli estremamente frugali, resistenti e veloci potevano sopravvivere alle condizioni di vita imposte dal clima e dalla convivenza con un uomo feroce e aggressivo come il beduino che abitava questi spazi sconfinati. Queste tribù di Beduini vivevano in continuo stato di guerra con altre tribù, quindi dopo violente lotte seguivano fughe precipitose. Il cavallo era un inseparabile compagno della loro vita avventurosa; privilegiavano però la giumenta, considerata più resistente e garante una possibile discendenza rispetto agli stalloni e in grado di assicurare il continuo possesso di una cavalcatura. Tutto ciò determinava una vita ai limiti della sopravvivenza, nella quale solo i più forti potevano sopravvivere. Le condizioni di vita di questi cavalli potevano portare o all’estinzione della specie o a un suo continuo miglioramento. Il fanatismo dei beduini per la purezza dei loro cavalli, li preservò da apporti di sangue straniero, producendo i meravigliosi risultati che oggi possiamo ammirare. L’arabo è il primo miglioratore di tutte le razze europee ed è stato determinante alla creazione del purosangue inglese. I migliori allevamenti si trovano in Polonia, Svezia, Francia, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti, oltre che nei Paesi del Medio Oriente.
Si tratta di un cavallo di tipo mesomorfo con altezza al garrese compresa tra i 145 e i 155 centimetri e un peso di 380 %0 chilogrammi. Ha una testa di inconfondibile bellezza, un profilo camuso, la fronte è larga e bombata, occhi grandi ed espressivi, le orecchie sono ben piantate e distanziate fra loro: piccole e appuntite nel maschio, sono invece un po’ più lunghe nella femmina. Le narici sono grandi, sottili e ben distinte, con grande capacità di dilatazione, sempre in movimento come del resto lo sono gli occhi e le orecchie. Il muso è piccolo con labbra sottili. Il profilo della zona del naso e delle labbra è triangolare in modo evidente e caratteristico: il primo angolo è formato dalla punta dell’orlo del naso, il secondo dalla punta della punta del labbro superiore e il terzo dalla punta del mento. Il labbro inferiore è più corto di quello superiore. Le ganasce , pur non essendo pesanti, sono robuste , soprattutto molto aperte da lasciare spazio alla respirazione. L’incollatura, la gola, il collo, formano un altro insieme molto tipico e di grande bellezza. Il garrese è piuttosto prominente. Il dorso è robusto e largo, mentre le reni sono corte e muscolose, la groppa è alta, lunga e orizzontale; la coda, piuttosto corta, è portata alta e lontana dal corpo con grande eleganza. La spalla è lunga e ben inclinata. L’omero è lungo e verticale, ben avvolto da muscoli potenti, le ginocchia larghe e piatte, i cannoni sono forti e robusti con buona circonferenza. Il pastorale è relativamente corto ed elastico, il piede è grosso e rotondo con una buona unghia. Il posteriore è ben conformato e costituisce un propulsore di prim’ordine. I garretti sono netti, di bella forma , grandi e bassi con tendini ben distaccati e legamenti solidi. Questo cavallo concentra in se’ tutte le qualità ricercate in ogni razza e tipo di cavallo e per questa ragione viene considerato ed utilizzato come miglioratore. Anche le razze più specializzate che differiscono molto dagli standard del Purosangue Arabo traggono benefici e miglioramenti dall’apporto di questo sangue, che conferisce loro più finezza alle forme, maggiore intelligenza e nevrilità. Attitudini: Come abbiamo visto, il cavallo Arabo possiede innumerevoli doti (apprezzate in tutto il mondo) e che hanno reso questo animale un compagno perfetto per discipline equestri assai diversificate.
Gli Show: gare di questo tipo sono numerose e ben organizzate in tutto il mondo. L’eleganza, la nobiltà dei magnifici esemplari che concorrono risultano evidenti e chiare anche alla parte di pubblico meno esperto. È stupendo vedere simili animali, condotti semplicemente a mano, correre nella arena dimostrando a pieno quelle che sono le caratteristiche tipiche della razza a cui appartengono. È chiaro che gli esemplari partecipanti a gare di morfologia devono possedere una genealogia impeccabile, l'iscrizione ai registri ufficiali del cavallo arabo. Sarà compito di un’esperta giuria osservare e assegnare un punteggio ai singoli concorrenti. L'osservazione dei giudici punterà essenzialmente sulla tipicità, sull'incollatura, sull'armonia, sugli arti, sul movimento dei soggetti al fine di decretarne il migliore.
Il suo mantello può presentare colori differenti : baio, grigio, sauro e morello. Può presentare segni in fronte e balzane più o meno alte. Il mantello morello è molto particolare: era il preferito da principi e re ed è sotto il controllo di due geni. È veramente raro trovare un soggetto omozigote, non inquinato da altre sfumature. Il colore del mantello, in generale, è il risultato di 11 elementi indipendenti che interagiscono con altri 11 processi per determinare i tipi e le sfumature finali di colore. Il colore di base del mantello del cavallo deriva dalla presenza di due pigmenti presenti nel pelo: l’eumelanina, che produce il nero e in alcuni casi il marrone scuro, e la fenomelanina , che produce il rosso, il marrone chiaro e il giallo. Il baio è il colore più comune ed è considerato dominante, anche se questi cavalli presentano punti neri, quali coda e criniera. La razza Araba presenta un certo tipo di marrone scuro che spesso nasconde il gene del nero. Il colore più raro è proprio il nero e la sua varietà più rara è un cavallo nero omozigote, cioè geneticamente puro. L’individuo nero eterozigote, sarà anch’esso nero ma portatore del gene recessivo del castano, che viene mascherato dal gene nero. L’Arabo nero omozigote produce spesso un puledro baio, ma è un baio molto scuro, con totale assenza delle sfumature rosse.
(Tratto da BIOINFOVET)
HORSES - LAVORO
IL LAVORO
Il cavallo viene domato dopo i diciotto mesi di età e gradualmente si abitua a svolgere il servizio cui sarà destinato. Questo periodo è senza dubbio uno dei più delicati della sua vita, poiché potrebbe subire traumi psichici che ne comprometterebbero l'intero futuro. In questa fase l'uomo deve assolutamente evitare maltrattamenti e violenze, cercando di convincere piuttosto che costringere l'animale a compiere gli esercizi richiesti. L'opera dell'uomo quindi deve essere rivolta a persuadere il cavallo con la dolcezza, ma usando nello stesso tempo fermezza, cercando di stabilire con l'animale un rapporto psicologico tendente a infondergli fiducia e sicurezza, condizioni indispensabili per renderlo docile e tranquillo.
Il puledro non dovrà mai essere sottoposto a fatiche eccessive, ma si dovrà procedere gradatamente non pretendendo mai risultati superiori ai suoi mezzi; non bisogna infatti mai fargli pesare il lavoro, ma portarlo invece ad affrontare l 'esercizio con naturalezza, in caso contrario potrebbe disgustarsene fino al punto di odiarlo. Il cavallo da sella sarà condotto a mano per i primi giorni e successivamente sarà portato al "tondino" dove si farà girare in circolo al passo, al trotto e al galoppo, servendosi di una lunghina. Questi esercizi dovranno essere sempre graduali ed eseguiti in modo di non stancare l 'animale. Dopo qualche giorno al cavallo sarà posta la sella, proseguendo l'esercizio al tondino finché non si sia abituato a sopportare questa nuova condizione. In un secondo tempo un uomo leggero sarà issato sul dorso al quale si appoggerà con il ventre, e solo dopo aver assuefatto il cavallo al suo peso, salirà in sella prendendo in mano le redini. Per alcuni giorni gli esercizi continueranno con l'uomo in sella ma con il cavallo ancora assicurato alla lunghina, che solo più tardi potrà essere abolita. Queste operazioni richiedono molta calma e pazienza, ma soprattutto tempo, a seconda dei soggetti. Solo quando il cavallo avrà imparato a rispondere ai comandi del cavaliere, al passo, al trotto e al galoppo, se ne potrà iniziare l 'allenamento che dovrà anch'esso essere graduale e proporzionato alle possibilità del soggetto. Un lavoro leggero gioverà al puledro favorendo lo sviluppo fisico, sia scheletrico che muscolare, attivando la circolazione del sangue e consentendo una migliore digestione e una completa utilizzazione dei principi nutritivi.
Un lavoro eccessivo porterà a una diminuzione dell'appetito, indebolendo l'animale e ostacolando la crescita. Il cavallo adulto dovrà essere sottoposto al genere di lavoro a lui più congeniale, tenendo conto della sua costituzione fisica e soprattutto delle sue attitudini. E' molto importante far compiere all'animale una ginnastica quotidiana, anche se moderata, evitando di lasciarlo nell'ozio completo, che a lungo andare lo renderebbero debole e nervoso. Un esercizio eccessivo, al contrario, provoca stanchezza, che si manifesta con diminuzione dell'appetito e debolezza muscolare; è quindi molto importante dosare il lavoro in rapporto alle forze e ai mezzi fisici del soggetto.
Invecchiando, il cavallo non è più in grado di svolgere un'attività troppo intensa e dovrà essere sottoposto a un lavoro molto moderato, compatibile con le sue condizioni e con le sua età. Le capacità di un cavallo per quanto concerne il lavoro variano notevolmente, in rapporto anche al sesso, alle condizioni climatiche e alla razza. Le femmine sono più delicate dei maschi e sopportano la fatica meno agevolmente; inoltre durante la stagione dei calori sono spesso irascibili e capricciose. Gli stalloni sono più resistenti dei soggetti castrati, ma anche più esuberanti ed eccitabili.
La temperatura dell'ambiente, e ancora di più il grado di umidità, esercitano una notevole influenza sul rendimento dell'animale, specie in rapporto alla razza. Una temperatura rigida e un clima umido predispongono a malattie dell'apparato respiratorio, per cui è opportuno proteggere l 'animale con coperte sia nel box che durante il passeggio. Particolarmente insidiosi sono gli sbalzi di temperatura fra l'ambiente interno delle scuderie e quello esterno. Il caldo eccessivo rende il lavoro più faticoso, fa sudare il cavallo, lo indebolisce, gli fa diminuire l'appetito e ne accresce la sete. Bisogna quindi evitare di sottoporre gli animali al lavoro nelle ore più calde e di esporli alle correnti d'aria quando sono sudati. Il vento, specie se freddo, arreca al cavallo particolare fastidio, rendendolo nervoso ed eccitabile; inoltre quando l'animale è sudato può nuocergli, causando processi infiammatori a carico delle vie respiratorie e manifestazioni a carattere reumatico. Le precipitazioni atmosferiche devono essere evitate quando il cavallo è accaldato, dopo il lavoro, perché possono provocare raffreddamenti con ripercussioni anche gravi sul suo stato di salute. Particolare riguardo si deve usare per i soggetti trasferiti da Paesi caratterizzati da climi diversi, soprattutto se provenienti da luoghi più caldi; sarà necessario favorire l'acclimatazione dell'animale curando l'alimentazione (alimenti verdi e pastoni) e non sottoponendolo immediatamente al lavoro. Anche l'andamento delle stagioni incide in misura notevole sul rendimento del cavallo. La primavera fa sentire i suoi benefici effetti sull'organismo, l'animale cambia il pelo, il mantello si fa più lucente e il cavallo appare vivace e pieno di energie. Durante l'estate invece l'appetito diminuisce, la fatica si fa maggiormente sentire, il cavallo è più debole, soggetto a sudori e disturbato agli insetti, per cui tende a dimagrire. In autunno l'animale può risentire ancora dell'affaticamento, il pelo diventa più folto e lungo e l'incostanza di questa stagione potrà predisporlo a malattie reumatiche e respiratorie. Nel corso dell'inverno l'appetito aumenta, il cavallo manifesta maggior bisogno di movimento, e spesso dà sfogo a intemperanze, espressione di uno stato di allegria. Infine anche la razza influisce in modo determinante sulle capacità lavorative del soggetto, in quanto ognuna è caratterizzata da attitudini spiccate e precise che condizionano l'impiego degli individui di rispettiva competenza.
ALIMENTAZIONE
L'alimentazione del cavallo deve variare, sia qualitativamente che quantitativamente, in rapporto al peso, alla razza, al sesso, all'età, al clima, alla stagione e al lavoro a cui è sottoposto. Gli animali di razza distinta e molto insanguati hanno bisogno di un'alimentazione abbondante e raffinata, e i maschi richiedano una razione più abbondante rispetto alle femmine. I puledri in periodo di accrescimento esigono cibi facilmente digeribili e ad alto potere nutritivo, mentre i cavalli vecchi necessitano di un apporto alimentare piuttosto ridotto.
Durante l'estate e nei periodi caldi la razione sarà diminuita, mentre nei periodi freddi aumentata. I cavalli sottoposti a lavori faticosi e che comportano un notevole dispendio di forze, dovranno ricevere una razione adeguata e proporzionata all'attività svolta. Gli alimenti che concorrono alla nutrizione del cavallo sono: fieno, paglia granaglie (avena, orzo, granturco), erba verde, farine e crusca. Il fieno migliore è quello maggengo o di primo taglio. La buona qualità del fieno dipende dalla natura dei terreni che lo hanno prodotto e si riconosce dal colore verdognolo, dall'odore aromatico e dal sapore gradevole, o dolciastro; odore e sapore sono dati dalla varietà delle erbe presenti. La bontà del fieno dipende soprattutto dal giusto grado di fermentazione raggiunto dopo il processo d'essiccamento e dalla idoneità dei locali in cui è avvenuta la conservazione. La fermentazione si realizza in una quarantina di giorni e se sviluppata troppo a luogo porta ad avere un prodotto scadente che se consumato può provocare disturbi intestinali spesso grevi. Da scartare anche il fieno ammuffito, quello di terzo taglio (settembrino) perché poco nutriente e quello vecchio, prodotto cioè da oltre un anno.
La paglia più idonea è quella di frumento e deve presentarsi asciutta e delusi colore caratteristico, deve essere costituita da steli lunghi e fini e emanare un odore simile a quello del frumento. Fra le granaglie, l'avena è quella dotata di maggior potere energetico, pur risultando alquanto eccitante. Una buona avena deve essere priva di impurità, asciutta, dal profumo moderatamente aromatico e presentare chicchi pieni e compatti. L'orzo è più nutriente dell'avena e meno eccitante, ma può dar luogo a processi infiammatori a carico dei tessuti vivi del piede.
Il granoturco è abbastanza nutriente, ma scarsamente energetico. Le farine di frumento, d'orzo e di avena vengono usate per preparare beveroni. La crusca ha scarso potere nutritivo, ma in piccole quantità, specie nei pastoni, risulta rinfrescante. L'erba verde viene somministrata in primavera, al momento del raccolto, è molto ricca d'acqua e poco nutriente e se consumata per vari giorni di seguito può avere un'azione purgativa.
Altri alimenti utili per l'alimentazione del cavallo sono rappresentati dalle carote, ricche di vitamine e molto rinfrescanti, dalla gramigna, dotata delle stesse proprietà, dalle foglie di alcuni alberi fra i quali l'olmo e il pioppo, dai semi di lino che hanno una azione regolarizzante delle funzioni intestinali. La razione giornaliera va somministrata in due pasti, al mattino e alla sera, e dovrà essere integrata da adeguato apporto di sali minerali, in modo particolare di cloruro di sodio, che va posto sotto forma di rullo nella mangiatoia. Due o tre giorni alla settimana è opportuno somministrare pastoni costituiti di avena, crusca e semi di lino, con aggiunta di acqua bollente, o cotti. La quantità dei singoli alimenti varia soprattutto in rapporto al lavoro cui l 'animale è sottoposto.
Oltre a un'alimentazione sana e nutriente, deve essere messa a disposizione del cavallo acqua fresca e pulita, in modo che possa dissetarsi durante la giornata. Se il box è sprovvisto di vaschetta per l'acqua, si dovrà provvedere all'abbeveraggio due volte al giorno prima dei pasti.
HORSES - ALLEVAMENTO
Nel cavallo l'istinto sessuale compare verso il compimento del primo anno di età e la pubertà è raggiunta ai due anni, ma è buona regola non adibire ne il maschio ne la femmina alla riproduzione prima che abbiano compiuto i tre anni.
La sua vita sessuale è piuttosto lunga e si protrae fino al quindicesimo anno nelle femmine e spesso per tutta la vita nello stallone. L'età dei genitori non influisce negativamente sulle qualità dei prodotti, e ciò è avvalorato dal fatto che nel Purosangue Inglese, ad esempio, più lo stallone è avanti negli anni più genera soggetti dotati di fondo. La capacità riproduttiva è presente nel cavallo in qualsiasi stagione dell'anno, ma si manifesta in maniera più spiccata durante il periodo che va da febbraio a luglio, e i mesi più favorevoli sono aprile, maggio e giugno. Questo periodo dell'anno va sotto il nome di "stagione di monta" ed è caratterizzato dal fatto che i cavalli presentano uno stimolo sessuale più intenso, che si manifesta mediante calori più accentuati ed evidenti. Durante una stagione di monta uno stallone può coprire dalle sessanta alle ottanta fattrici, compiendo un massimo di due salti al giorno.
Nei cavalli da corsa il numero delle fattrici che vengono presentate a uno stallone nel corso della stagione non supera in media le quaranta. Anche le fattrici non devono essere sfruttate troppo intensamente per cui non è consigliabile farle partorire tutti gli anni.
Il calore nella cavalla ha una durata che varia tra i tre e gli otto giorni e oltre, e si ripresenta dopo tre o quattro settimane nel caso non sia avvenuta la fecondazione ; il ciclo estrale è infatti di circa ventidue giorni. Non potendosi stabilire con certezza il giorno dell'ovulazione, è opportuno presentare la fattrice allo stallone due o anche tre volte e precisamente al terzo, quinto e settimo giorno del manifestarsi dei primi segni del calore. Questi sono rappresentati da tumefazioni della vulva, arrossamento della mucosa vaginale, emissione di un liquido denso e vischioso; inoltre la cavalla si atteggia spesso in posizione da urinare, alza frequentemente la coda, è irrequieta e molto nervosa ed eccitabile, tende a calciare, il suo occhio esprime vivacità.
Nel maschio il calore si manifesta con uno stato di particolare eccitamento, il cavallo nitrisce con insistenza, presentando con una certa frequenza l'organo sessuale in erezione. Particolare importanza riveste la scelta dello stallone al quale devono essere presentate fattrici selezionate; si deve infatti ricordare che alla formazione del corredo genetico del prodotto che dovrà nascere concorrono in eguale misura sia il padre che la madre.
La scelta dei riproduttori deve dunque seguire un criterio ben preciso ispirato soprattutto alle attitudini e alla conformazione morfologica, sottoponendo i soggetti a una accurata selezione. Le femmine inoltre devono presentare caratteristiche morfologiche che le rendano idonee alla procreazione: in particolare un bacino ampio e ben sviluppato che consenta un parto agevole.
Dopo l'accoppiamento, a fecondazione avvenuta, i calori della cavalla non si ripresentano che dopo il parto. La fattrice "piena" appare più tranquilla, mostrando maggiore appetito, le mammelle si in ingrossano e verso il quinto mese l, addome aumenta di volume e assume una forma rotondeggiante. La gestazione dura in media 11 mesi e 10 giorni e in questo periodo la cavalla dovrà essere alimentata in modo particolare e non dovrà essere sottoposta a fatiche eccessive, pur essendo assolutamente necessario mantenerla in esercizio facendole compiere un moderato lavoro e soprattutto passeggiate al passo e al trotto.
Nell'ultimo mese ci si deve comunque limitare solo a passeggiarla, attività molto salutare. Il parto è generalmente preceduto da alcuni segni premonitori: irrequietezza, sguardo ansioso e sofferente, ulteriore ingrossamento delle mammelle che si presentano turgide lasciando fuoriuscire un liquido detto colostro; quando la cavalla comincia a coricarsi e rialzarsi con una certa frequenza è segno della comparsa delle doglie. Proseguendo nel travaglio, le labbra della vulva si divaricano lasciando apparire la borsa delle acque che, rompendosi, libera un liquido vischioso che serve a lubrificare il canale del parto. A questo punto si dice che il parto è aperto e inizia il periodo espulsivo, caratterizzato dalla dilatazione del collo dell'utero e da contrazioni sempre più energiche e frequenti. Questo periodo è abbastanza breve e il puledro nasce rapidamente e in presentazione anteriore (dalla testa).
Durante le varie fasi del parto è buona regola non intervenire, lasciando alla natura di seguire il suo corso, a meno che non insorgano complicazioni che richiedano l'assistenza di persona esperta o del veterinario.
Nei primi giorni dopo il parto è consigliabile la somministrazione di pastoni e per almeno una settimana è bene non fare uscire la cavalla dalla scuderia. Solo dopo il primo mese si potrà sottoporre la cavalla a un leggero lavoro.
Il calore ricompare alla cavalla pochi giorni dopo il parti e potrà essere nuovamente presentata allo stallone. L'allattamento del puledro si protrae per un periodo di sei o sette mesi durante il quale la cavalla dovrà essere alimentata in modo adeguato. Una fase molto delicata dell'allevamento del puledro è lo svezzamento, cioè il passaggio dalla alimentazione a base di latte a quella solida consistente in sostanze vegetali. Allo stato brado questo momento di transizione avviene in maniera del tutto naturale e graduale, sotto il vigile occhio materno, ma nell'allevamento in scuderia è l'uomo che deve provvedere in tal senso, evitando un brusco cambiamento di alimentazione.
Comunque lo svezzamento non deve avere luogo prima dei cinque sei mesi di età. L'allevamento del puledro deve essere eseguito il più possibile all'aria aperta e in libertà; allo stato brado infatti l'animale è in grado di riempire i polmoni di aria pura, svolgendo nello stesso tempo una ginnastica indispensabile al suo accrescimento armonico, inoltre impara ad adattarsi alle insidie naturali del terreno e alle variazioni climatiche.
L'alimentazione assume un ruolo molto importante nel periodo dello sviluppo e deve essere basata su sostanze nutrienti, sane che occupino poco volume, generalmente integrate con vitamine e sali minerali.
Versi i diciotto mesi il puledro può essere domato ed è in grado di incominciare ad apprendere il mestiere che dovrà svolgere per tutta la vita.
HORSES - ORGANI DI SENSO
ORGANI DI SENSO
Come in tutti gli animali che occupano un gradino elevato nella scala zoologica, anche nel cavallo i rapporti di relazione con l'ambiente che lo circonda sono assicurati dagli organi di senso, che si presentano oltretutto molto sviluppati. La vista, l'udito, l'olfatto consentono al cavallo non solo di reagire a stimoli esterni di varia natura, permettendogli di svolgere tutte quelle funzioni organiche che sono alla base della vita, ma inserendolo in un contesto biologico più ampio e completo, gli danno spesso la possibilità di farsi intendere e comunicare con i suoi simili e con l'uomo. Infatti il cavallo, oltre che esprimersi mediante il nitrito, è in grado di manifestare i suoi stati d'animo anche attraverso lo sguardo e il movimento delle orecchie.
I padiglioni auricolari nel cavallo sono particolarmente mobili e dall'atteggiamento che assumono è facile comprendere i suoi sentimenti e prevederne le possibili reazioni. Il portare le orecchie alternativamente una dritta in avanti e l'altra all'indietro vuol significare uno stato di collera; la stessa posizione mantenuta fissa, indica, specie nell'animale in movimento, un particolare stato di tensione che potrebbe sfociare in difese nei confronti del cavaliere. Allorché il cavallo porta rapidamente e nello stesso tempo le due orecchie indietro reclinandole sull'occipite, è facile prevederne l'intenzione di ribellarsi o addirittura di aggredire mordendo. Nel caso in cui il cavallo tiene le orecchie immobili ma, muovendole di tanto in tanto sposta contemporaneamente la testa in avanti, si può dedurre una condizione di insicurezza e di timore. I padiglioni auricolari non tenuti in posizione eretta, ma lasciati penzolare passivamente, denotano un apparente disinteresse per ciò che circonda l'animale che per altro, con un certo distacco, continua a percepire suoni e rumori. L'atteggiamento più schietto è però quello che l'animale assume, allorché è in movimento, dirigendo le orecchie, con i padiglioni rivolti anteriormente, leggermente inclinate in avanti, il che gli dà un portamento fiero e sicuro. E'stato proprio per questo che nell'antichità si voleva individuare nelle orecchie la sede del "sesto senso" del cavallo; di quella particolare capacità di evitare ogni ostacolo sia al buio sia alla più veloce andatura, di prevedere con largo anticipo eventi tellurici e meteorologici.
Da questo esposto non sarebbe azzardato affermare che il cavallo in fin dei conti "parla e vede anche con le orecchie"; i sensi non hanno dunque nel cavallo quel limite funzionale ben definito e circoscritto che generalmente si attribuisce loro. Che dire poi nel modo di guardare, dal quale traspare ogni suo sentimento, dalla gioia al dolore, dalla sicurezza alla paura, dall'odio all'amore. Senza retorica si può certamente affermare che se esiste un animale nel quale l'occhio è veramente lo specchio dell'anima questo è il cavallo. Ed è sempre con lo sguardo che egli chiede affetto e aiuto, sia nella pienezza delle sue condizioni come nella sofferenza, è con l'espressione vivace degli occhi che interroga chi gli è amico aspettandosi una carezza.
Passando ora in rassegna brevemente gli organi di senso iniziamo con il menzionare il gusto che, consentendo al cavallo di distinguere i sapori, è della massima importanza nell'assunzione degli alimenti. Il cavallo possiede un gusto piuttosto raffinato che gli permette di operare una selezione accurata dei foraggi e delle granaglie che gli vengono offerte. Accade spesso che miscelando alla biada o al pastone alcune sostanze medicinali, il cavallo rifiuti la razione a causa del particolare sapore non gradito al suo palato. Ed è proprio nelle mucose che rivestono il palato e soprattutto la lingua che hanno sede le papille gustative. Questo organo muscoloso svolge inoltre un'importante funzione nella deglutizione degli alimenti e, limitatamente alla sua punta, una funzione tattile.
Gli organi del tatto sono rappresentati, oltre che alla punta della lingua, anche dal labbro superiore, da alcune parti del piede e dai lunghi peli tattili sparsi intorno al margine delle narici, sulle labbra e sulle palpebre. Essi consentono all'animale di rendersi conto della forma e della consistenza di ciò che lo circonda e che richiama la sua attenzione, nonché delle condizioni più o meno regolari del terreno sul quale si trova ad agire.
La sede dell'organo dell'olfatto si trova nella mucosa che riveste le cavità nasali. Mediante l'olfatto il cavallo è in grado di discernere gli odori che caratterizzano sia alcuni alimenti sia i propri simili e l'uomo. Il cavallo non è dotato di buona memoria visiva, per cui si affida all'olfatto per ricordare e riconoscere uomini, animali e cose.
Nel cavallo gli occhi sono posti al di sotto delle tempie e piuttosto lateralmente rispetto alla fronte, posizione che gli consente di allargare il proprio angolo visuale fino a permettergli di rendersi conto di ciò che accade alle sue spalle, senza volgere la testa. Ciononostante non si può certo dire che il cavallo sia dotato di una vista eccezionale: si calcola infatti che la sua capacità visiva non vada oltre i trecento metri da fermo, distanza che si riduce notevolmente nell'animale in movimento e nei puledri. In sintesi possiamo dire che il cavallo è dotato di capacità visiva molto limitata, a di un campo visivo notevolmente ampio. Per quanto riguarda l'udito, dobbiamo infine rilevare che nel cavallo è particolarmente sviluppato e tale da consentirgli di captare il minimo rumore. La grande mobilità dei padiglioni auricolari permette all'animale di rivolgerli nella direzione da cui provengono i suoni in modo da convogliarli meglio nel condotto uditivo esterno. La reazione del cavallo, talvolta brusca, di fronte a rumori improvvisi, è giustificata dal fatto che questo animale spesso non è in grado di rendersi conto della sua origine o di cosa li abbia prodotti, a causa della sua capacità visiva, come abbiamo già detto, piuttosto limitata e in contrasto con la grande capacità uditiva.








